L’adrenalina, una droga naturale

di Marta Maresca

Chi non ha mai sentito parlare, o provato, una scarica di adrenalina? Un po’ come avere i superpoteri…

L’adrenalina è l’ormone del pericolo, quello che ci permette di prendere una decisione very fast senza riflettere troppo. Viene prodotto nel momento in cui si percepisce una situazione di pericolo, quando ci sentiamo minacciati e ci prepariamo alla fuga o al combattimento – fight or flightresponse. È prodotto dalle ghiandole surrenali ed entra in circolo subito, aumentando la glicogenolisi e la gluconeogenesi.

Una grande quantità di glucosio viene disciolta nel sangue per essere pronta all’utilizzo in caso di necessità. La stanchezza muscolare è dimenticata, il sangue affluisce agli arti e ai muscoli tralasciando la cute e le funzioni non vitali in questo momento vengono tralasciate, come la digestione. I bronchi si allargano per assimilare una maggiore quantità di ossigeno, il cuore pompa più sangue e più velocemente, le pupille si dilatano per vedere meglio in condizioni di scarsa luminosità.

Tutte queste reazioni sono l’eredità dei nostri antenati, per i quali sentirsi minacciati voleva significare combattere per la sopravvivenza. Ai giorni nostri è meno probabile trovarsi in situazioni di vita o di morte, ma la scarica di adrenalina ce l’abbiamo lo stesso, anche se viviamo in un ambiente un po’ più soft: un esame, un incontro importante, una condizione di pericolo fisico come una caduta o un rumore improvviso.

Le circostanze che più si avvicinano alla condizione tipica dei nostri antenati sono probabilmente le arti marziali e l’attività sportiva in generale, durante le quali tutti i sensi sono tesi per perseguire l’obiettivo. Ovviamente le arti marziali a contatto pieno come la muay thai prevedono un maggiore impegno da parte dell’atleta e quindi l’adrenalina gioca se possibile un ruolo ancora più fondamentale; fronteggiare l’avversario vuol dire tentare di colpirlo cercando di leggere le sue azioni e reazioni senza andare KO. Grazie all’adrenalina le reazioni sono notevolmente più immediate: tutto ciò che non è strettamente necessario al combattimento viene messo in secondo piano rendendo l’atleta un meccanismo pronto a scattare alla minima sollecitazione.

Un esempio è la notevole prontezza di riflessi manifestata sul ring: quante volte vediamo atleti compiere azioni che ci sembrano inumane, per poi sentirli affermare di non ricordare minimamente come siano riusciti a portarle a termine. O ancora resistere a colpi che devono fare veramente ma veramente male e semplicemente continuare il combattimento con se nulla fosse; solo quando la scarica di adrenalina sarà terminata accuseranno la botta e il dolore, ma durante il match l’adrenalina non dà spazio al dolore, bisogna concentrarsi su altro. Per il dolore ci sarà tempo.

L’automatismo dei riflessi è un esempio dell’importanza dell’allenamento: un gesto ripetuto talvolta fino alla noia viene assimilato dal cervello che lo ripropone automaticamente non appena si presenta l’occasione giusta, senza la necessità di pensare ma semplicemente facendo affidamento sulla straordinaria macchina che è il nostro organismo.

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