COCO, Il film… tra tradizione e futuro

di Olimpia Branno

Tra i vari film prodotti dal colossal Disney-Pixar ne spicca uno che ha riscontrato un successo smodato, lodato dalla critica e considerato da quest’ultima il miglior film della Pixar. Il film incassa ben 806 milioni di dollari in tutto il mondo e vince numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Golden Globe e successivamente l’Oscar come miglior film d’animazione. Parliamo del film “Coco”.

Sappiamo, soprattutto per i più grandicelli, che basti pronunciare Walt Disney per far sì che riaffiorino ricordi legati alla nostra infanzia. Il colosso statunitense ci ha accompagnato nel corso della storia con lungometraggi d’animazione definiti capolavori che hanno racchiuso in sé non solo l’avanguardia delle tecniche ma anche la singolarità delle favole narrate. Hanno contribuito alla formazione personale di ogni bambino, veicolando sempre una morale ed aiutando a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ognuno riconosce, quindi, la supremazia della Disney nel campo, regnando sempre incontrastata. Se, però Walt Disney aveva inventato il cinema di animazione, Ed Catmull (Pixar) si apprestava a scrivere un nuovo importante capitolo grazie all’uso del computer e dell’animazione digitale. Le due società si accordarono fino alla recente fusione in Disney-Pixar avvenuta nel 2016. Tra i vari film prodotti ne spicca uno che ha riscontrato un successo smodato, lodato dalla critica e considerato da quest’ultima il miglior film della Pixar. Il film incassa ben 806 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte dei 150 milioni di dollari di budget e vince numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Golden Globe e successivamente l’Oscar come miglior film d’animazione. Parliamo del film “Coco”.

La voce narrante del film è la stessa del piccolo protagonista che introduce lo spettatore ad osservare con gioia ed armonia la vita e la tradizione colorata della propria famiglia e più in generale della popolazione messicana. Il tema principale della storia è fondato, quindi, sulla tradizione del Dia de Muertos e sulla volontà di un bambino di voler realizzare il suo sogno anche se contrastato dalla propria famiglia.
Miguel vuole essere un musicista ma la sua famiglia, calzolai da generazioni, gliene vieta la possibilità. Così, con una serie di disubbidienze e momenti critici egli tenta di procurarsi una chitarra per esibirsi nel talent show che si terrà nella piazza del paese, nella notte del Dia de Muertos.

La storia entra nel clou, con una serie di rocambolesche situazioni e colpi di scena, quando il bambino viene catapultato nel mondo dei morti riuscendo così ad incontrare i defunti parenti. Un po’ incredulo, Miguel riconosce i suoi familiari grazie alle foto esposte sull’ofrenda di casa. L’incontro, in un primo momento, viene ovattato da un alone di superficialità e banalizzazione essendo, il piccolo, concentrato sul proprio obiettivo. Parallelamente si sviluppa la storia di Hector, il quale, dimenticato dai propri parenti tenta di tornare invano nel mondo dei vivi per riabbracciare la sua figlia ormai anziana. È grazie a questo personaggio e ad un bellissimo colpo di scena che Miguel coglie il valore dei legami e del ricordo.
Intanto i cari del piccolo, deceduti e non, lo cercano in lungo e in largo per garantirgli la salvezza, perché se non fosse tornato nel suo mondo prima dell’alba sarebbe morto.

Lasciamo al finale il compito di propagare tutto il senso e la bellezza di questa tradizione ma anche della morale della storia. Miguel capisce cosa significa onorare la famiglia, rispettare i legami indissolubili che si creano anche con i propri defunti e quanto sia importante per loro “la memoria”. Infatti, è proprio grazie a quest’ultima che i parenti possono “vivere” una vita serena nell’aldilà, perché senza ricordo la loro anima sparirebbe per sempre nell’oblio. Il film infonde la consapevolezza che senza la propria famiglia non si ha identità, valori e un porto sicuro in cui rifugiarsi, invitando, però, a non arrendersi davanti alle difficoltà cercando di affermare i propri sogni provando a raggiungerli. La conclusione è racchiusa in una scena calda ed emozionante: Miguel suona al centro della sua famiglia riunita pronta per la cena secondo la bellissima tradizione che permette, una volta l’anno, di entrare in contatto con i nostri cari volati nell’aldilà.

E voi, l’avete visto? Vi è piaciuto? Siete d’accordo con la critica?

Si consiglia questa canzone: https://www.youtube.com/watch?v=mvvFKLhNsiU
Se ti è piaciuto questo articolo, clicca qui per leggere di più su el Dia de Muertos.

disegno di Sonia Giampaolo

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