Uno spettacolo improvvisato

di Federica Auricchio 

Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Madame et Monsieur, buonasera! Stasera, sul palco del nostro spettacolo improvvisato, apparirà la STAR della lirica provenzale, il poeta occitano più famoso di tutti i tempi, ecco a voi…

Arnaut Daniel, meglio conosciuto come il miglior fabbro!

“Io sono Arnaldo che raccolgo il vento e col bue vado a caccia della lepre e nuoto contro la marea montante”

Clap, clap, clap!

Grazie, grazie, grazie a tutti ma ora basta, basta, fermatevi con gli applausi, ho capito che perfino Dante mi riconosce come il perfetto amante, ma basta così.

“E quando miro la sua chioma bionda e la persona gaia, agile e fresca più l’amo che d’aver Luserna in dono.
Tanto l’amo di cuore e la desidero, che per troppo desío temo di perderla,  
se perdere si può per molto amare”

Sapete io non ho fatto altro che raccogliere il testimone lanciato da Raimbaut con il suo sperimentalismo metrico e linguistico. Ho sempre cercato di rendere le mie poesie le migliori sia per l’eccellenza tecnica che per la ricercatezza formale. Dicono che rappresento il punto di arrivo di un intero secolo di sperimentazione poetica. Con il mio canzoniere ho voluto segnare una censura con la tradizione precedente, svuotando drasticamente la metafora amorosa.

“Io non vorrei avere Aleppo né tutta Gerusalemme senza di lei: perciò interamente sincero a mani giunte mi rendo a lei, perché ad amarla avrebbero onore il re di Dover e colui che possiede Estella e Pamplona.”

Vi svelo un segreto: raggiungere il Joy, la gioia d’amore, non è difficile, come vi hanno fatto credere. Non basta far altro che scegliere saggiamente una domna e mostrarle una costante lealtà. Un perfetto amante deve avere la fiducia in sé e nel chauzir, solo così può essere ampiamente premiato con baci, con il mantello della donna che nasconde ad occhi indiscreti e con promesse di ricompense maggiori.

“Dio misericordioso, dal quale furono assolti i peccati che commise Longino il cieco, voglia che insieme io e la mia signora giacciamo nella camera in cui entrambi ci scambiammo delle belle promesse, da cui attendo una gioia così grande, di scoprire baciando e ridendo il suo bel corpo e di ammirarlo contro la luce della lampada.”

Io canto solo ed esclusivamente un amore pienamente corrisposto e felice, usando le rime e il verso con grande ricercatezza e maestria. Non scrivo componimenti oscuri e difficili, anzi, canto la bellezza della mia amata e l’espressione dell’amore.

So che ha suscitato particolare scalpore la mia sestina, per la sua ricercatezza metrica,  ma in fondo i contenuti delle mie canzoni non sono difficili ma risultano ostiche le rime e le allitterazioni, il lessico aspro e il ritmo martellante. La mia è una poetica semplice, canto il disprezzo per le cose terrene e le gioie d’amore. Anche se  il sentimento per la donna è più duro del lavoro dei campi, è in grado di procurare all’amante un raffinamento interiore che si esplica nel chantar. L’amore non porta un profitto terreno ma la gloria costituita dalla bontà del canto è superiore a tutte le altre. L’amore che canto è in grado di apportare un miglioramento nell’animo e nelle parole. In fondo io:

“Pei boschetti odo il canto e il cinguettio e perché non mi si faccia accusa

 lavoro e limo parole di valore con l’arte di Amore.”

Clap, clap, clap!

 

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