Le tre anime del Purgatorio più conosciute: il Capitano, Donna Concetta e Lucia

di Rebecca Grosso

Napoli è la capitale delle contraddizioni: su di esse è nato lo spirito stesso del napoletano, quell’incontro impossibile tra sacro e profano, fede e scaramanzia, che riesce a realizzarsi al meglio – per qualche motivo – solo in questa città. Il legame profondo dei napoletani con l’idea della morte e la loro connessione con le anime del Purgatorio ha generato leggende che col tempo sono diventate veri e propri culti. In particolare, tre di queste “anime pezzentelle” godono di una maggiore notorietà e devozione da parte del popolo. Pensi di sapere a chi mi riferisco?

“La pietà de’ napoletani havendo occhio non solo a’ bisogni corporali de’ cittadini, ma anco alla sovventione dell’anime, circa gl’anni 1604 molti gentil’huomini e divoti cittadini s’unirono et andavano questurando per far celebrare messe all’anime del Purgatorio. In brieve accumularono un capitale di 6000 scudi, et eressero una congregatione dentro la chiesa parocchiale”.
[Carlo Celano – Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli per i signori forastieri]

La devozione del popolo napoletano verso le anime del Purgatorio è cosa nota, ma soprattutto è una di quelle caratteristiche che, indipendentemente dalle credenze del singolo, si ritrova inevitabilmente anche nella quotidianità della città di Napoli, diventando un aspetto da cui non si può prescindere. Ed è stato questo stesso ambiente in cui sono cresciuti quei gentil’huomini e divoti cittadini napoletani ad averli convinti a raccogliere i fondi per erigere, nel 1616, un luogo di culto e sepoltura proprio per quelle anime: la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, nell’attuale via dei Tribunali. Ancora più conosciuto, a tal proposito, è il cimitero delle Fontanelle – inaugurato nel 1656 per accogliere le numerose vittime della grande peste e successivamente quelle causate dal colera nel 1836 – che ad oggi conta circa 40.000 resti.

Insomma, se i napoletani hanno sentito l’esigenza, negli anni, di prendersi cura persino delle anime dimenticate, vittime delle grandi epidemie, potete immaginare quanto a cuore abbiano i propri defunti e quanto il tema della morte e dell’aldilà sia presente nelle loro vite.
Ad alimentare il fascino verso l’ignoto e il mistero della morte c’era sicuramente il rito delle “anime pezzentelle”, che prevedeva l’adozione e una degna sistemazione di uno dei teschi appartenenti al cimitero, detto capuzzella, in cambio di protezione.
Tra le anime pezzentelle – così erano chiamate le anime dei defunti a cui appartenevano i crani – qualcuna divenne più conosciuta di altre, per le particolarità della capuzzella corrispondente o per storie legate al suo nome e leggende che col tempo hanno assunto le caratteristiche di veri e propri culti.
Ma chi sono queste tre misteriose celebrità di Napoli?

Il Capitano

Quello del Capitano è forse il teschio più conosciuto del cimitero delle Fontanelle, al punto che è risultato necessario collocarlo in una teca di vetro, a protezione dall’umidità e dall’incuria dei più maldestri visitatori del luogo. La sua origine è celata nel mistero, ma ci sono diverse leggende che ruotano intorno al suo nome: la più famosa riguarda una coppia di sposini.
La storia parla di una giovane donna molto devota al teschio del Capitano, solita recarsi da lui per pregare e chiedere grazie. Il fidanzato, geloso delle attenzioni che la sua futura sposa dava al Capitano, fece lui un affronto: con la scusa di accompagnare la fidanzata, si munì di un bastone di bambù e, arrivati al cospetto del teschio, lo usò per conficcarglielo in un occhio – è dall’idea dell’orbita nera che deriva il nome del Capitano – e deriderlo, invitandolo al loro matrimonio.
Ciò che sorprese lo sposo, però, fu vedere l’invitato presentarsi al ricevimento nelle vesti di un carabiniere. Quello che era solo un sospetto, uno sconosciuto presente alla cerimonia, trovò conferme quando egli si identificò mostrando alla coppia cosa si celasse sotto quella divisa: non un corpo, ma uno scheletro. I due sposi morirono sul colpo, i loro resti sembrerebbero essere conservati nella prima stanza del cimitero, sotto la statua di Gaetano Barbati.

Donna Concetta – ‘a capa che suda

Un altro teschio che emerge per le sue particolarità è quello di Donna Concetta, anche detta ‘a capa che suda. A differenza degli altri, macchiati da polvere o terra, esso appare sempre lucido e limpido, messo al riparo all’interno di una teca di legno. Colpa dell’umidità e degli anziani che continuano a strofinarlo per alimentare la leggenda? Forse, ma per i più credenti è il sudore dell’anima che fatica nel Purgatorio per la sua ascesa al Paradiso! Secondo la tradizione, la capuzzella può essere strofinata per chiedere una grazia: se la mano si inumidisce, la richiesta è stata accolta; in caso contrario, se il cranio non suda, ciò significa che l’anima è troppo indaffarata per soddisfare le richieste del credente e non può aiutarlo.
Il nome Donna Concetta è quello della prima devota a cui fu concessa una grazia dal teschio, una popolana molto conosciuta che non riusciva in alcun modo ad avere figli. Da quel momento, questo cranio divenne un talismano di fertilità.

Lucia – la sposa mancata
Nell’Ipogeo della chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco sono presenti, lungo le pareti, nicchie e altarini fatti per ospitare alcune anime pezzentelle, ed è proprio lì che si può trovare un teschio piuttosto singolare: quello di Lucia, la sposa mancata.
Questo cranio, adagiato su un cuscino e con il nome scritto sulla parete retrostante, è dotato di una preziosissima corona e un velo da sposa. È proprio da questi elementi che nascono le leggende sull’anima a cui appartiene: i racconti sono tanti, per alcuni la giovane principessa – secondo la tradizione si tratterebbe di Lucia D’Amore – si suicidò, per altri morì di dolore, o ancora per una fuga tragica, perché malata di tisi o addirittura vittima di un omicidio mentre avanzava verso l’altare. Che fosse consenziente al matrimonio combinato con il marchese Giacomo Santomago o meno, non possiamo saperlo: l’unica costante della sua storia è il matrimonio mancato. Lucia è diventata un simbolo di speranza per tutte quelle donne in cerca dell’uomo della loro vita e per questo motivo è una delle anime a cui sono richieste più grazie, specialmente tra le giovani che sognano il matrimonio.

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