Album o singolo: questo è il dilemma

Di Antonio Vollono 

La metamorfosi del mercato musicale: dalla cultura degli album all’invasione dei singoli.

Ogni secondo che spendiamo in società, possiamo notare un cambiamento.

Questo cambiamento è avvenuto in ogni singolo settore, soprattutto in quello musicale all’inizio degli anni 2000.

Negli anni ’70 e ’80 le industrie discografiche guadagnavano milioni vendendo album e singoli. Questi ultimi non vennero più pubblicati per una strategia di marketing: il fan, per ascoltare anche una sola canzone, sarebbe stato “costretto” a comprare l’album, scoprendo anche così le altre tracce presenti. Andando avanti con gli anni, con l’avvento di internet e dello streaming, il numero di album venduti è calato a dismisura.

Paradossalmente, non è stata la pirateria a crear la crisi degli album ma lo streaming.

La pirateria consisteva nello scaricare illegalmente file audio da internet, quindi ascoltare la propria canzone preferita senza accollarsi la spesa dell’album intero.

Poiché essa era un fenomeno di nicchia, le grandi case discografiche non vi diedero peso ma cambiarono idea quando le vendite degli album di grandi artisti cominciarono decisamente a calare. A cambiare le carte in tavola fu il lancio della piattaforma targata Apple nota come iTunes che fece riesplodere la moda del singolo poiché ai clienti era data la possibilità di acquistare il solo singolo, riproducibile su tutti i supporti targati Apple, a prezzi irrisori, senza doversi accollare la spesa di un intero album.

Quindi si svuotava di significato il concetto dell’album stesso: un’opera strutturata e complessa, nella quale il singolo è solo un segmento della “storia” che l’artista singolo o la band vogliono raccontarci. Basti pensare a The Wall dei Pink Floyd le cui tracce sono universalmente riconosciute, ma è innegabile che siano parte di un’opera narrativa più ampia e complessa.

A questo si aggiunge il trend che negli ultimi decenni ha cavalcato le case discografiche: ovvero il bombardamento dei singoli tramite le stazioni radio commerciali. I singoli entrano prepotentemente nelle auto, nei bar, nei social network, mentre nessuna attenzione viene data agli album.

Questa spietata battaglia commerciale a base di singoli non è stata senza vittime: le leggende della musica hanno cominciato a perdere numeri, le case discografiche hanno creato e continuano a creare tantissime band dal fiato corto: carriere dalla durata di pochi anni seguite da un rapido oblio.

La qualità media della musica è calata: canzoni con lo stesso tempo, giro d’accordi, melodia: spesso il massimo che si trova in radio è qualcosa di orecchiabile da cantare sotto la doccia.

Lo streaming ha fatto svanire quel che era la magia di comprarsi un album e scoprire la storia dietro ad esso: non c’è più la curiosità di scoprirne la lavorazione, di come sono state realizzate le singole canzoni. Rimane solo il singolo: ascoltato dai più in loop per poi essere dimenticato, salvo qualche sporadico passaggio in radio, seguito sempre da qualcuno che dice: “Cambia, ché sta canzone è vecchia! È del 2011!”

E le canzoni, da opere d’arte, si sono ridotte a meri prodotti di consumo che, come in altri casi, hanno una data di scadenza.

Negli anni ’80 sono stati realizzati brani immortali: Living on a Prayer di Bon Jovi, Africa dei Toto, Sultans of Swing dei Dire Straits che, a distanza di anni dalla loro realizzazione, continuano ad emozionarci e a farci immedesimare.

Oggi invece la maggior parte dei cantanti rilascia un singolo: la realizzazione dell’album è condizionata del successo del singolo. Si è capovolto il rapporto: prima il singolo era solo una parte dell’album, oggi è ciò che può permetterne o meno la nascita. L’eccezione è data da artisti già affermati da decenni che rilasciano album perché sanno bene che vecchi fan di un’andata generazione oppure collezionisti compreranno quel disco senza pensarci due volte. Realizzare un album è diventato un lusso per pochi. A questo si aggiungono le degenerazioni del mercato collezionistico: nei casi di album a bassa “tiratura”, i prezzi degli stessi schizzano rapidamente, rendendo questo bene un lusso anche per gli appassionati.

E così gli album sono diventate opere eccezionali, monopolizzati dagli artisti mainstream. E la nostalgia ci fa ripensare ai bei tempi andati, quando il mercato era dominato da opere pensate per restare e non da singoli che, per quanto curati, spesso finiscono in un rapido oblio.

 

 

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