Tre parole che amo, più una inventata male

di Raffaele Iorio

Dal mese di ottobre dell’anno scorso, Zanichelli ha deciso di promuovere una campagna in favore delle parole. Di qui eccone tre che amo particolarmente più una, di mia invenzione, non propriamente riuscita.

Dal mese di ottobre del 2018, sotto l’hashtag #laculturasifastrada, per le vie di alcune città italiane sono comparsi dei graffiti ecologici per promuovere l’importanza delle lingue e delle parole. Promotore di tale iniziativa Zanichelli che ha visto fiorire rapidamente l’interesse per il progetto.

Prendendo spunto da quest’iniziativa ho provato a raccogliere alcune parole di mia recente scoperta che amo particolarmente e citare le opere da cui le ho tratte.

Ma prima di iniziare vorrei fare una piccola premessa: è importantissimo preservare alcune parole che meglio esprimono concetti al fine di una comunicazione più efficace e precisa ma dal momento che nessuno riuscirebbe a conoscere tutte le parole della propria lingua, non facciamone un dramma se alcune di esse vengono relegate nel dimenticatoio. Allo stesso modo trovo ingiustificato demonizzare le nuove forme a prescindere. Le lingue sono in costante evoluzione e c’è del bello anche in questo.

Espressa questa mia piccola riflessione direi che è il momento di iniziare.

Madido:

màdido agg. Umido, bagnato alla superficie, detto soprattutto di parti del corpo in cui la pelle si cosparge di goccioline.

“Si asciugò la fronte madida di sudore, poi stese cautamente la mano verso l’impugnatura del pugnale”.

Agatha Christie- L’assassinio di Roger Ackroyd

 

Frangere:     

fràngere (ant. fràgnere). Rompere, spezzare; nel linguaggio corrente è usato solo nell’espressione f. le olive (al frantoio, per estrarne l’olio), e nel rifl. frangersi, riferito alle onde del mare che, urtando contro uno scoglio, una nave, o rovesciandosi sul lido, si rompono spumeggiando.

“Il Tirreno stava dando il meglio di sé. Le barche erano sparite alla vista, riparate in porto, il mare era una selva di schiuma, l’odore elettrico dell’aria si mescolava al salmastro nebulizzato che saliva dalle onde frante”.

Michele Serra-Gli sdraiati

Accuttufare:

Questo è un vocabolo che ho trovato in un libro di Camilleri, dove tra l’altro si parlava di alcuni verbi che piacevano a Montalbano. Dal momento che non è una parola italiana lasciamo che sia lo scrittore stesso a spiegarcela:

“Si voleva accuttufare. Altro verbo che gli piaceva, significava tanto essere preso a legnate quanto allontanarsi dal consorzio civile. In quel momento per Montalbano erano più che validi tutti e due i significati”.

Andrea Camilleri – La forma dell’acqua                

Queste erano le tre parole che ho scoperto grazie alle mie letture recenti, tutte ovviamente consigliatissime. Ma ora passiamo alla mia inventata.

Galbanizzato:

galbanizzato agg. Nauseato, con un senso di profondo e continuato disgusto, collegabile a un eccessivo e maniacale ingurgitamento di un solo alimento e con persistente sensazione di disturbo.

Da piccolo, ricordo di essere stato tanto innamorato del latticino in questione. Un giorno ne mangiai quasi un pezzo intero e mi venne una gran nausea. Così, oggi, appena vedo il formaggio in questione mi sento galbanizzato ovvero “nauseato” e non “galvanizzato dal formaggio” come potrebbe essere più ovvio. Infatti da quest’ultimo verbo nasce la parola. Successe più o meno così: eravamo a tavola e in uno dei miei lapsus linguistici semplicemente anziché dire “mi sento galvanizzato” dissi “mi sento galbanizzato” e ricordando l’episodio dell’infanzia ho deciso di dargli quest’accezione, un po’ errata. Ad oggi, però, è diventato un ottimo aneddoto di cui ridere con la mia compagna.

disegno di Sonia Giampaolo

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