Cinque poesie e i mesi dell’anno

di Veronica Nastri

Ripercorriamo cinque poesie che citano mesi dell’anno e scopriamone il motivo.

La poesia è qualcos’altro. È un movimento che attraversa l’uomo: movimento perché «emozione» nasce da «moto».
Non sempre i moti attraversano la coscienza, a volte qualcosa avviene dentro noi e lo riceviamo attraverso i sensi o il «cuore», la percezione che più strettamente chiamiamo emozione.

Il genere poetico è una delle forme espressive più belle ed antiche utilizzate dall’uomo, oggi è spesso sottovalutato e raramente i volumi in vendita premiano questo tipo d’arte, tanto che sono poche le persone che ritengono che si possa vivere lavorando con la poesia. Nonostante ciò, sono ancora diversi gli appassionati del genere che sanno cogliere la bellezza che versi e rime sanno trasmettere e la vastità di tematiche che vengono utilizzate, proprio per questo motivo, vi proponiamo alcune delle poesie concentrate sul tema dei mesi.

Ogni cinque maggio, in modo del tutto puntuale e sorprendentemente involontario, sorgono nella nostra mente sempre quelle due brevi parole, quattro lettere in tutto, che sanno sprigionare una forza storica e poetica incommensurabile: “Ei fu”. Cosa spinse Manzoni a precipitarsi sulla carta e dedicare versi immortali al mortale imperatore, partendo dal citare un mese dell’anno?

Ebbene sì, il 5 maggio 1821, durante il suo esilio sull’isola di Sant’Elena, muore Napoleone Bonaparte. Il fatto scuote l’opinione pubblica e ancor di più scuote, offrendo un motivo di riflessione, Alessandro Manzoni che compone quest’ode di getto, nell’arco di tre giorni.L’autore rievoca, commosso, la figura di Napoleone, che tanto lo attrae, partendo dal momento della sua morte: questo evento provoca un grande sgomento poiché Napoleone ha retto le sorti di un’intera epoca e di un intero continente.

Come dimenticare poi la poesia X Agosto, composta da Giovanni Pascoli in memoria del padre Ruggiero assassinato in circostanze misteriose il 10 Agosto 1867, il giorno di San Lorenzo; quindi la data è significativa, proprio per commemorare questo doloroso evento, quasi come simbolo della condizione di sofferenza e del male presente sulla terra.

Spostiamo completamente il nostro campo d’attenzione, focalizzandoci sulla Russia sovietica, ci troviamo nel 1917 e VladimirMajakóvskij si propone con la sua poesia Ottobre cantore della rivoluzione d’ottobre e maggior interprete del nuovo corso intrapreso dalla cultura russa post-rivoluzionaria.

“Aderire o non aderire?
La questione non si pone per me.
È la mia rivoluzione.”

Con questi brevi ma intensi periodi, si denota una “spinta interiore” e un “orgoglio” molto intensi. Può essere letta come un animo che in generale si ribella e non si pone dilemmi morali sulla decisione da prendere. Perché descrive chiaramente una necessità impellente di reagire a qualcosa e di farlo in maniera decisa. La parola “rivoluzione”, essendo posta alla fine dell’opera, la conclude fornendo all’intera poesia una forza che non passa inosservata.

Riapprodando in patria italiana, riscopriamo Giuseppe Ungaretti con una poesia molto particolare, Di Luglio. Il poeta ci descrive la stagione estiva, ma lo fa in un modo imprevisto. Quando si parla di estate, di solito si esaltano i paesaggi, il sole, la natura e i colori vitali. Insomma, ci si concentra sugli aspetti vitali e positivi della stagione. Ungaretti invece ci mostra l’estate, in particolare luglio come una sorta di furia distruttrice. L’estate, con il suo calore e la luce eccessiva, confonde le menti e disorienta gli uomini: “Va della terra spogliando lo scheletro.”

Infine vi proponiamo una delle più brevi liriche prodotte da Umberto Saba, Sera di Febbraio.

Spunta la luna.
Nel viale è ancora
giorno, una sera che rapida cala.
Indifferente gioventù s’allaccia;
sbanda a povere mète.
Ed è il pensiero

della morte che, infine, aiuta vivere.

Anche questa volta, il mese scelto rievoca uno dei periodi più difficili della vita del poeta, molto angosciato oltre che da inquietudini personali, anche dalla situazione storica, legata al senso di solitudine vissuto dal poeta in quegli anni di minacce razziali. La poesia è essenziale e scarna con un’insolita intonazione amara, incentrata sulla descrizione in forma simbolica del veloce ed inutile trascorrere della vita e trasmette in maniera sublime il senso di estraneità assoluta e senza speranza provato da Saba.

Come si è visto, la poesia è sempre stata –e sempre sarà– espressione del nostro io, anche il citare mesi dell’anno per il poeta rievoca delle esperienze personali, tragiche o d’impatto che siano.

Ora dicci, qual è la tua preferita?

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