Amore e Psiche

di Anna Russo

“Giacevano con quieto respiro sopra un letto d’erba,

Le braccia intrecciate e le ali,

Solo le labbra non si toccavano, ché ancora non s’eran dette addio.”

Keats, Ode a Psiche

Questo è il preciso istante rappresentato con raffinato erotismo da Antonio Canova nel gruppo scultoreo di Amore e Psiche, commissionatogli dal colonnello Campbell nel 1788, poi passato nelle mani di Gioacchino Murat e oggi conservato al Museo del Louvre.

La scena è tratta dalla nota e omonima favola narrata nel II sec. d.C. da Apuleio ne Le Metamorfosi (o Asino d’oro), sebbene l’ispirazione rappresentativa sia stata trovata in un affresco dell’antica Ercolano, oggi conservato al Museo Nazionale di Napoli e raffigurante Fauno e Baccante.

La storia narra di una dolce fanciulla invidiata da Venere per la sua bellezza. La dea ingelosita invocò l’aiuto del figlio Amore che, seducendola e abbandonandola, avrebbe dovuto compiere la sua vendetta. Tuttavia il dio si innamorò della splendida fanciulla e, senza rivelare la propria identità, trascorse con lei notti tenere e appassionate.

Psiche, però, fu tentata dalla curiosità e con un sotterfugio scoprì il volto di Amore che, indignato, l’abbandonò. La fanciulla si disperò e decise di dichiarare il proprio amore al dio, accettando addirittura le terribili prove a cui la sottopose l’invidiosa Venere.

La più ardua e ultima richiesta della dea della bellezza fu di far discendere Psiche negli Inferi per chiedere alla regina Proserpina un po’ della sua bellezza. L’ingenua ragazza acconsentì ma la sua curiosità tentò nuovamente la sua sorte, Psiche aprì il vaso donatole da Proserpina ma al posto della bellezza ne fuoriuscì un lungo sonno che la travolse senza lasciarle scampo.

Con gran fortuna Amore scoprì l’inganno, cercò l’amata, la trovò e con un dolce bacio la svegliò dall’oscuro sonno.

Ecco il momento che Canova riesce a raffigurare con straordinaria intensità. Il magnetismo degli sguardi misto alla dolcezza che precede immediatamente il bacio. Quell’attimo impercettibile di tenerezza e desiderio.

Amore poggia il ginocchio sinistro a terra avvolgendo Psiche nel suo delicato abbraccio, con una mano le regge amorevolmente il capo e con l’altra le sfiora il bel seno, mentre lei, lo accoglie tendendogli timidamente le braccia al collo e accarezzandogli i morbidi riccioli. I due corpi si intersecano in maniera sinuosa, quasi a formare una X mentre le braccia disegnano due cerchi intrecciati.

La visione privilegiata dell’opera è quella frontale in cui si scorge la fugacità dell’attimo che precede il bacio, la vicinanza delle labbra, l’abbraccio reciproco. Tuttavia, si può cogliere la complessità dell’opera soltanto visionandola a tutto tondo, infatti, è soltanto girando intorno ad essa che è possibile scorgere la faretra del potente dio, la bellissima e fluente capigliatura della splendida giovane e, ancora, l’infausto vaso degli inferi.

La meravigliosa scultura, piena espressione della perfezione del neoclassicismo mista all’istinto di un, seppur acerbo, Romanticismo, non può che lasciare senza fiato… i due amanti e noi che la osserviamo.

 

 

 

 

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