Tutto ciò che vediamo è design, o quasi

di Carolina Niglio

“Nel mondo contemporaneo il design è ovunque, può essere usato, abitato, fruito, maneggiato, goduto, sfruttato, sprecato, distrutto, riciclato, ma soprattutto il design può essere visto”. Parliamo di volantini, libri, scatole di pasta e di tanti schermi, dal cinema al web.

Si può tranquillamente affermare ciò proprio per la natura trasversale del design: è un insieme di pratiche diverse di presentazione e produzione della conoscenza e contiene non solo immagini, ma anche oggetti, racconti, eventi, ma soprattutto informazioni.

Infatti, un design, per essere tale, deve essere stato progettato per essere visto secondo certe intenzioni: informare, raccontare o persuadere.

Vi chiederete, cosa differenzia l’arte dal visual design? Il prodotto visual, dato che ha un’intenzione precisa, viene serializzato e diffuso per raggiungere tale scopo. Ma ciò che lo avvicina ad essa è la trasversalità, con campi quali la fotografia e la semiotica. Nonostante ciò, l’intento del design, nella maggior parte dei casi è dettato dalle dure leggi del marketing.

Il design in realtà ha una storia molto lunga, ma oggi ci risulta facile riconoscerlo. Come mai? È una capacità che nasce da una tendenza generale del mondo moderno: la nostra è una “civiltà delle immagini”, in quanto siamo costantemente immersi e circondati dalle pubblicità, dai blog, dall’arte, dai videogiochi.

Non esiste, infatti, nella nostra società, un racconto, una merce o un’istituzione che possa fare a meno di un sistema visivo per essere riconosciuto e diffuso. Un esempio che può essere chiaro a tutti è il catalogo Ikea: un esempio limpido di graphic design, dove gli oggetti venduti sono collegati allo spazio espositivo, che a loro volta somigliano al layout del dépliant.

Nonostante il chiaro riferimento all’Ikea, ogni artefatto visuale ha un senso che può essere o meno carpito da chi lo guarda (l’utente) in quanto gli dà un significato diverso in base al flusso culturale, economico e sociale in cui è calato. Nonostante l’aspirazione del designer di arrivare a un pubblico più grande possibile, già creare prodotti visual universali è un’utopia.

“Visual design è dunque la progettazione di tutto ciò che percepiamo con gli occhi, ma in sinestesia con gli altri sensi, e in rapporto con l’immaginazione”

disegno di Giuseppe Armellino 

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