La trappola

di Federica Auricchio

“E il/la fidanzatino/a quando decidi a trovarlo/a? Devi sposarti, avere dei figli, crearti una famiglia. Ormai sei grande, devi pensare al futuro”.

Dite la verità, cari lettori, queste sono state le conversazioni durante i banchetti domenicali con i vostri parenti. Tutto sommato il clima non è tanto diverso da quello che circonda Alexander, il protagonista del romanzo di Philip Roth.

 

Disegno di Giuseppe Francione

La trappola di Portnoy

Il lamento di Portnoy è un monologo di Alexander Portnoy al suo psicanalista, il dottor Spielvogel. Alex è un ragazzo ebreo di trent’anni cresciuto in una famiglia molto rigida, dove qualsiasi istinto veniva represso.

Le chiedo, tutte quelle norme e regole dietarie, proibito qui, proibito là, a cos’altro servivano se non a dare a noi piccoli bambini ebrei la possibilità di abituarci a essere repressi?”.


Il protagonista, in queste pagine, si svuota di tutto il peso che sembrava tenere dentro da anni. Il padre è un agente assicurativo, venera il suo capo anche se lo odia. La madre, invece, è apprensiva, perfezionista, maniaca dell’ordine e della pulizia.

“Era così incastonata nella mia coscienza che penso di aver creduto, durante tutto il primo anno di scuola, che ogni insegnante fosse mia madre sotto altre spoglie”.


Alex vuole ribellarsi a tutta questa perfezione ma non ci riesce, infatti si ritrova alla fine sempre a scusarsi e a tornare tacitamente alle rigide regole di casa. Alex non crede in Dio, non riesce ad avere una ragazza e per fuggire dall’oppressione che vive in casa si rifugia nella masturbazione. Si creano, così, in lui mille sensi di colpa.
Alex è ossessionato dal sesso e non riesce ad avere dei rapporti stabili con le persone, soprattutto con le donne. Il protagonista tornerà alle origini di questi rapporti complicati e arriverà al suo rapporto con la famiglia, in particolare con la madre. Tutte le regole, le proibizioni imposte al piccolo Alex non gli hanno dato modo di svilupparsi. Si trova in trappola tra il freno morale e il desiderio di libertinismo sessuale. Come Alex, ancora oggi, molte persone si trovano intrappolate tra i freni imposti dalla società e i propri istinti.

Ancora una trappola moderna

In passato l’autoerotismo era considerato fonte di malattia e peccato. Tutt’ora, anche se si parla più liberamente del sesso, la masturbazione è un tabù, soprattutto per le donne che non la praticano o nascondono di farlo. Prendiamo ad esempio il libro che ha riscosso un insolito successo: Cinquanta sfumature di grigio. La protagonista, Anastasia, prima di conoscere il signor Grey, non sapeva nulla sul sesso e le sue sfaccettature eppure pochi anni fa, il 28 maggio 1995, quando la dottoressa Joycelyn Elders disse che nelle scuole avrebbero dovuto insegnare la masturbazione, venne licenziata. Sono passati più di venti anni e anche se Woody Allen suggerisce “Non condannate la masturbazione: è fare del sesso con qualcuno che stimate veramente!” ci sono ancora persone che si sentono in colpa se praticano l’autoerotismo. Forse un giorno le cose cambieranno e riusciremo a liberarci da questa trappola ma soprattutto capire che l’autoerotismo non è né un peccato né fonte di malattia o vergogna. Riusciremo forse ad essere liberi di esplorare il proprio corpo, senza dover poi sentirci in colpa, senza farci problemi, amando noi stessi liberamente.

 

Disegno di Giusy Riccio

 

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