Dove passi il Natale? A Casa Cupiello

di Barbara Petrano

A Napoli tutto diventa Natale, dal cibo alle luci. Non può mancare di certo il grande Eduardo.

Natale in casa Cupiello è la commedia forse più famosa di Eduardo, su cui, come dicevo, si fonda la tradizione natalizia partenopea. È definita dallo stesso autore «parto trigemino con una gravidanza di quattro anni».

La scena si apre il 23 dicembre, giorno dell’antivigilia, quando la moglie Concetta si accinge a svegliare suo marito Lucariello, amante delle tradizioni natalizie, che non vede l’ora di dedicarsi alla composizione del Presepe.

Nonostante le critiche della moglie e del figlio Tommasinonennillo” e le azioni fastidiose del fratello Pasquale, Luca sembra essere deciso. Arriva a casa la figlia Ninuccia che confessa alla madre di non avere mai amato il marito e che ha un amante, Vittorio. Nel frattempo rompe alcuni oggetti che servono per addobbare il presepe, ma il padre niente, non se ne rende conto. La figlia lascia a casa una lettera per il marito, in cui dice di volerlo lasciare e Lucariello gliela consegna, non avendo capito la situazione. Era occupato a pensare al presepe. Si scatena un putiferio, creato dall’ignaro uomo, il quale capisce di aver vissuto per anni in una bolla. Una giornata dedicata ai festeggiamenti si trasforma in una tragedia. Addolorato dall’infelicità della sua famiglia, si sente male. Pare abbia ancora poche ore di vita ed in preda alle allucinazioni benedice sua figlia e l’amante credendo che quest’ultimo sia il marito, commettendo ancora un altro errore e credendo di aver fatto la cosa giusta. Pochi secondi prima di morire chiede a suo figlio “Te piace o presepio?” e lui risponde di sì, finalmente. Forse mentendo spudoratamente, ma sta di fatto che l’uomo non ha mai conosciuto la realtà, nemmeno in vita.

Il tema dell’incomunicabilità è prevalente negli scritti di De Filippo, come in Pirandello e tanti altri autori del ‘900. Una sorta di comunicazione mancata a causa di una poca conoscenza di noi stessi e di ciò che ci circonda, la definirei. È proprio l’emblema dell’opera: una famiglia assente e un capofamiglia quasi inesistente.

Invece per me il presepe è stato sempre un momento di comunicazione, allegria e condivisione. Da quando avevo 8 anni ricordo esattamente dove mettere ogni statuina. Mio padre mette questa massa di sughero e legno creata da lui sul mobiletto, mio fratello le luci, mamma raccoglie le buste pesanti con i personaggi del presepe e io li sistemo sopra.

Insomma se qualcuno mi chiedesse “Te piace o presepio?” io risponderei “Sì, da sempre” e non per finta.

 

Disegno di Marta Bellavia

 

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