Napoli dal cuore grande

Di Anna Russo

Esiste un luogo a Napoli nel quale convergono sentimenti che oggi sembrano perduti. Esiste un luogo a Napoli che è un monumento alla vita, la testimonianza di un cuore immenso, di un cuore napoletano.

Oggi voglio raccontarvi di un certo posto, uno di quelli pieni di fascino, uno di quelli avvolti in uno strano alone di mistero. Voglio parlarvi della Real Santa Casa dell’Annunziata e di uno strano scherzo del destino.

Non sono mai stata alla Chiesa dell’Annunziata a Napoli. Scendo dal treno, fermata Garibaldi, lì ad aspettarmi c’è una ragazza, non la conosco, ci presentiamo, ci incamminiamo e vi assicuro che il breve tragitto non si prospetta così piacevole. La mia nuova amica è di Torino, è con me per fare fotografie, sembra a suo agio ma, in realtà, la zona mette un po’ d’ansia ad entrambe. Nel frattempo chiacchieriamo e resto piacevolmente sorpresa dalla sua ammirazione verso Napoli e i napoletani. Mi dice – sai, qui tutti ti sorridono, si fa subito amicizia. – io intanto sorrido e la ascolto con piacere.

Troviamo finalmente la chiesa, la facciata è ridotta un po’ male, in un quartiere decisamente degradato ma ciò che rappresenta è la prova della bontà di questo popolo, un rifugio per ogni persona in difficoltà.

La Real Casa dell’Annunziata affonda le sue origini all’inizio del ‘300, quando il conte napoletano Nicolò Scondito, dopo essere stato imprigionato dai pisani, fece un voto alla Madonna. Si racconta che quella stessa sera la Madonna e l’arcangelo Gabriele andarono in sogno all’uomo preannunciandogli la sua liberazione. Due settimane dopo il conte fu libero e potè tener fede alla solenne promessa effettuando la costruzione di una cappella alla Vergine. Di lì a poco i fedeli devoti crearono una Confraternita e chiesero al re il permesso di edificare una chiesa con accanto un hospitale per i poveri. La chiesa passò quindi sotto la protezione del re e di sua moglie, la regina Sancia de Maiorca.

Diverse testimonianze riportano che un venerdì, al termine della consueta processione, sulla soglia della chiesa fu trovato un bimbo in fasce e assieme a lui un biglietto con su scritto “ex paupertate proiectus”  – gettato per povertà -. Tanto bastò affinchè tale gesto divenisse consuetudine man mano che si sapevano i bambini in mani sicure e ben curati. Ed è a tal fine che presso questa stessa chiesa fu costruita la “ruota degli esposti”, che solo a Napoli fu inserita proprio al fine di dare una speranza di salvezza e riscatto ad anime innocenti la cui unica colpa era quella di esser nati in gravi condizioni di povertà, malattia e, talvolta, vergogna.

Poco distante da lì, altri locali erano stati adibiti dalla regina Sancia all’accoglienza delle meretrici pentite. Ella decise infatti di far edificare la chiesa e la casa della Maddalena che di lì a poco inglobarono l’hospitale e la chiesa dell’Annunziata fino a creare il grande Complesso che possiamo ammirare oggi.

È documentato che la prima chiesa dell’Annunziata sorgesse di fronte a quella attuale, di essa ci resta soltanto la famosa “Madonna dei repentiti” o “Mamma chiatta”, una scultura in legno ricavata da un unico tronco d’albero che si fa risalire al 1100. Sotto il suo mantello spuntano delle piccole figure che rappresentano tutti coloro che, bisognosi della sua protezione, andavano a rifugiarsi fra le sue braccia. La prima denominazione sta sicuramente ad indicare i primissimi fondatori della chiesa, mentre quella di “Mamma Chiatta” indica, probabilmente, la figura materna che abbraccia tutti gli uomini, specialmente i più bisognosi.

Purtroppo nel 1456 la chiesa fu gravemente danneggiata da un terremoto e i lavori di ricostruzione furono rallentati da ulteriori scosse susseguitesi negli anni. Così il Vanvitelli creò un succorpo per garantire la celebrazione dei riti durante i lavori. La chiesa è a pianta rotonda con 16 colonne in granito di ordine dorico e corrisponde alla cupola della chiesa soprastante.

Il Complesso della Santissima Annunziata possiede queste e tante altre meraviglie, come la Madonna con le scarpette accudita da due dolcissime suore, le ultime rimaste lì a vegliare che ogni cosa sia al suo posto. È un’insieme straordinario di cultura, fede, tradizioni e gran cuore del popolo napoletano. Stare lì, respirare l’atmosfera di quel cortile, ammirare la bellezza della chiesa che qui volutamente non ho descritto per lasciare a voi lo stupore della scoperta quando l’andrete a visitare di persona.

 

Foto di Chiara Antenucci

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