“Non lo so se il tuo cuore ha battuto”

di Lisa Scartozzi

Percorrendo Via Monteoliveto potete notare, nascosto nella grande nuvola caotica napoletana, il Chiostro Grande di una delle chiese più importanti del Rinascimento italiano: il complesso monumentale di Sant’Anna dei Lombardi.

Si tratta della “Chiesa del Re”: fondata nel 1411 da Gurello Origlia, si dice che Alfonso II d’Aragona vi venisse ad ascoltare la messa ogni volta che voleva. Il complesso venne finanziato dalle più grandi famiglie nobili napoletane, di cui si possono ammirare continui riferimenti a partire dalle numerose cappelle laterali che incorniciano la navata unica della chiesa.

Perché il complesso è chiamato “Sant’Anna dei Lombardi”? Perché alla fine del XVIII secolo i monaci, partecipando alla rivoluzione napoletana, persero la proprietà del monastero e i Lombardi furono così scaltri da richiedere la proprietà di questo complesso al re, che la concesse, poiché la loro piccola chiesa stava crollando.

Attorno al complesso però, ruotarono anche personalità non indifferenti: voci di corridoio dicono che lo stesso Torquato Tasso trovasse questo luogo proficuo per le sue lunghe giornate di studio.

Ad arricchire il complesso e a curare i particolari furono soprattutto cinque artisti noti del panorama Rinascimentale italiano: Giuliano e Benedetto da Maiano, Guido Mazzoni, Antonio Rossellino e Giorgio Vasari.

«L’hai fatto per te» sono le parole di Maria d’Aragona, figlia del re, che risuonano in una delle cappelle della chiesa, la Cappella Piccolomini. La cappella della regina oggi è ricordata con il nome del marito: Antonio Piccolomini. Egli, legato sia alla famiglia aragonese che al papa, fu un uomo davvero potente che trovò in quest’angolo di chiesa il suo spazio per esprimere la sua ricchezza e per seguire le orme della sorella Firenze che ormai si stava affermando nel panorama rinascimentale. Qui, lavorò Antonio Rossellino.

La Sagrestia Vecchia, ad opera del Vasari (clicca per saperne di più) e di due aiutanti, è probabilmente la parte più suggestiva: uno spazio grande e ricco di dettagli, capace di lasciare a bocca aperta anche chi è sprovvisto di conoscenze artistiche e storiche. Pensate che qui, Giorgio Vasari  (le parole del Professore Vincenzo Caputo) non voleva proprio lavorarci, infatti lo considerava “scuro di lumi”. Si trattava di un luogo difficile da valorizzare, ma che a giudicare dall’opera finale, finì tra le mani di un vero maestro. Tra immagini di virtù femminili e maschili, che dovevano servire da ispirazione per i monaci olivetani, oggi si può passeggiare e perdersi tra le infinite minuziosità di questo tesoro nascosto.

Il rinascimento italiano trova, in questo complesso, un forte riscatto: è l’unica testimonianza del rinascimento toscano a Napoli. Da qui il nome dell’evento, promosso dalla Cooperativa Sociale ParteNeapolis, socia del Consorzio Proodos, in collaborazione con la «Bambara Compagnia teatrale», che ha ospitato numerosi visitatori: L’artista “straniero”, volto a sottolineare l’accoglienza della città di Napoli verso un vero e proprio movimento artistico che, al tempo, travolse lo Stivale.

Come? Non vi ho ancora convinto a visitare il complesso? Non credete che ne valga la pena? Beh, siete liberi di sminuire l’opera artistica quanto volete, ma davanti alle sculture in terracotta di Guido Mazzoni, non avete voce in capitolo! L’ambiente che le ospita, infatti, ha una storia molto particolare. Mi riferisco alla Sala del capitolo dalla quale proviene il modo di dire sopra citato. Si tratta di una tradizione secolare che viene dalle comunità monastiche. Infatti, il capitolo era l’ambiente nel quale i monaci discutevano abitualmente di affari. Qui, oggi, è possibile visitare il Compianto sul Cristo morto, circondato da una molteplicità di personaggi simbolici come Nicodemo, la Maddalena o la Maria Vergine.

Qui, inoltre, è possibile scontrarsi con un’atipicità di Napoli: il silenzio.

Può sembrare strano, ma all’interno del sito si ha l’impressione di essere chiusi in una bolla di quiete. Per i non appassionati può essere un buon modo per fuggire qualche minuto dal tumulto della metropoli…

Se siete appassioni di Storia dell’Arte, la nostra Sveva Di Palma scrive per voi un’analisi tecnica del complesso, basterà cliccare QUI.

Foto di Raffaele Iorio

Visita le nostre due gallery, una se vuoi vedere di più sull’evento, clicca qui 

L’altra se vuoi ammirare ancora meglio Sant’Anna dei Lombardi

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