“Stasera mi sento un re, vuoi essere la mia polpetta?”

di Alessandra De Paola

È opinione condivisa che farsi rubare la polpetta dal piatto – come suggerisce il folklore napoletano – equivalga in senso metaforico e non solo, al farsi sottrarre una prelibatezza.
Proprio nel momento in cui si abbassa la guardia, il tuo vicino di tavolo, quello che cinque minuti prima magari ti ha versato il vino, può tradirti ed allungare la sua minacciosa forchetta nel tuo piatto e trafiggere la tua amata sfera di carne.
Affronti del genere creano delle crepe insanabili nei rapporti delle società civilizzate.

Che la polpetta sia fritta o al sugo, che sia accompagnata da un morbido contorno di parmigiana di melanzane o meno, poco importa: qualcuno ha deciso di privartene e tu resti lì, inerme, a fissare con aria sconfitta quel boccone che viene calato in fauci che non sono le tue.

Le sentite le lacrime inumidire le vostre ciglia?

Ebbene, se una cosa del genere accadesse non con un bel pezzo di carne macinata e condita con tutto il cuore, ma in senso figurato fosse la trasposizione di una persona alla quale volete un bene dell’anima?
Nessuno si sognerebbe mai di lasciare che la polpetta – in questo caso antropomorfa – venga rubata dal piatto di appartenenza.

Da quando il mondo ha conosciuto la luce solare, non si è mai vista una polpetta allontanarsi di sua spontanea volontà per recarsi in un altro piatto e quindi bisogna fare qualcosa: fingere che quella polpetta sia l’unica delizia della vostra domenica e far in modo che resti con voi.
Come?
C’è soltanto un modo per difendersi, aprire un gran bel pezzo di pane e magari scavare con le dita fino a togliere quel pochino di mollica che basta per inserire la vostra amata sfera del drago commestibile.

Una polpetta piazzata in mezzo al pane non corre il rischio di essere rubata, a meno che qualcuno non voglia farsi strappare le falangi a morsi in modo tempestivo, resta saldamente protetta da qualsiasi sollecitazione esterna.
Ci siete solo voi, le vostre mani, i vostri occhi innamorati e la vostra bocca.
Trattate le persone come se fossero polpette e i vostri rapporti andranno a gonfie vele*.

(*sempre nei limiti consentiti dalla legge, senza possessività eccessiva o atti di cannibalismo).

 

 

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