Trash differenziato

di Federico Mangione

In un mondo in cui la richiesta di TV spazzatura cresce sempre di più e la qualità resta solo un boulevard of broken dreams (Green Day docent), le produzioni cinematografiche non si esimono dal contribuire alla raccolta. Ma come fare a districarsi in un mondo pieno di pattume e distinguere il riciclabile dall’indifferenziato?

È sabato pomeriggio, sono le tre, e in TV comincia la rassegna di film con diritti a basso costo con cui le reti possono riempire i palinsesti. Generalmente questi film hanno delle caratteristiche precise: sono romantici oppure demenziali, ci sono due protagonisti che si incontreranno e si innamoreranno e, alla fine, ci sarà l’amico o il parente che dirà ad uno dei due sempre le stesse solite parole “corri da lei – o da lui – e non lasciartela scappare“.

Questo tipo di film viene catalogato sotto la voce trash, ossia quelle pellicole sfornate da sceneggiatori che scrivono copioni in serie come se lavorassero in una delle fabbriche della Nike a Taiwan. Ma – c’è sempre un ma – non tutto il trash è da buttar via nel dimenticatoio, sperando che non venga più riproposto.

C’è un distinguo da fare e, per aiutarci, possiamo ricorrere alla raccolta differenziata come metafora: da un lato il riciclabile, dall’altro l’indifferenziato.

Indifferenziato. Riconoscere un film preso dal secchio dell’indifferenziato non è difficile. Come detto, basta metterci dentro una storia d’amore, un capo stronzo che si redime o un protagonista dedito al lavoro che alla fine scopre le gioie della vita, due ragazzini che prima si odiano e poi si amano e così via. Un esempio è Laguna blu. Il risveglio, film terribile, che sconsiglio vivamente, in cui due ragazzini di quindici anni naufragano su un’isola disabitata e sopravvivono, perfettamente truccati e senza un filo di barba, per più di un mese, prima di essere ritrovati e portati in salvo con annesso lieto fine amoroso. Ma il bidone della spazzatura include anche altri tipi di generi, dall’horror al thriller, fino all’azione. A tal proposito cito Torque. Circuiti di fuoco, imitazione estremamente mal riuscita del ciclo di Fast and Furious, che vede protagonisti, però, dei motociclisti: bocciato senza riserva sotto ogni aspetto, dalla storia all’orrenda fotografia.

Riciclabile. Il mondo del trash riciclabile è più difficile da definire, ma rappresenta un tesoro inestimabile di citazioni e scene che fanno parte della storia di ognuno di noi. Il genere più gettonato a riguardo è la commedia. È importante precisarlo perché, probabilmente, è proprio il voler aderire a generi difficilmente malleabili che ha provocato la nascita di tanti film pessimi appartenenti all’indifferenziato. Il genere comico, invece, proprio per la sua incredibile duttilità, rappresenta il luogo perfetto dove rendere il demenziale affascinante. Probabilmente, uno dei primi rifiuti riciclabili dell’era moderna è stato American pie, film di culto che ha generato una piccola saga che ha segnato una generazione intera. Più che citare altri film, però, è doveroso parlare di alcuni attori che hanno segnato un’era del trash: da Owen Wilson a Ben Stiller e Jackie Chan, da Adam Sandler a Vince Vaughn e Steve Carell, senza dimenticare mai un attore superbo che, con la sua simpatia, ha donato una bella fetta di carriera al demenziale: Jim Carrey. Dodgeball, Pallottole cinesi, Ace Ventura, Una settimana da Dio, Due single a nozze, The Mask, Gli Stagisti, Mia moglie per finta, A cena con un cretino, Zoolander e l’elenco può continuare all’infinito. Vere e proprie perle comiche, alcune delle quali troppo spesso sottovalutate e buttate, appunto, nel cestino, quasi come se fossero tetrapak o polistirolo, che non sai mai dove vanno messe. Questo è il trash comico-demenziale tendente alla qualità. Ma c’è anche un altro tipo di trash riciclabile: quello che incontra il blockbuster.

Il blockbuster è il film destinato al consumo del grande pubblico, quel film pieno di super-star che attirano le persone come cavallette. Film che non puoi buttare perché pieni di attori, appunto, che li rendono godibili, ma che spesso non hanno molto altro da offrire. Se da un lato ci sono le grandi saghe con i super effetti speciali, dall’altro abbiamo quei film d’azione pieni di attoroni palestrati e conosciutissimi che picchiano chiunque. Non me ne voglia nessuno, ma la stessa saga di Fast and furious può rientrare in questi canoni. Allo stesso modo abbiamo, ad esempio, Spy con Melissa McCarty e Jude Law. Ma anche in questo caso la lista dei film prodotti dalle major per attirare il pubblico è piuttosto lunga.

Insomma, definire il trash in modo univoco è cosa ardua e anche piuttosto soggettiva, a meno di non trovarsi davanti a film oggettivamente brutti, che, appunto, vanno nell’indifferenziato. L’importante è riuscire sempre, al di là dei gusti personali, a distinguere il film di intrattenimento da quello che può ritenersi una vera opera d’arte.

disegno di Leonardo Batista 

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