Eterni bambini

di Paola Palumbo

In ognuno di noi, o meglio in ogni adulto, si nasconde un bambino.

In alcune persone è completamente visibile attraverso atteggiamenti, modi di pensare, agire e parlare, in altri è più nascosto. Forse queste persone tentano di sopprimerlo, di negare alla parte più buona e genuina di venir fuori, ma una cosa è certa, il fanciullino è dentro di noi. È il lato più spontaneo, più semplice del nostro essere.

Ma perché solo da bambini mostriamo questo lato?

Forse perché con la maturità ci rendiamo conto che il mondo poi non è così bello e buono, ma ci sono troppe persone che, in qualsivoglia ambito, vogliono approfittare della nostra buona fede. Un bel giorno, così, apriamo gli occhi, costruiamo muri e ci distacchiamo dal mondo. Sarebbe più bello poter vivere senza barriere, ma purtroppo non sempre è possibile.

“Egli è quello, dunque, che ha paura del buio […] quello che alla luce sogna […]. Egli è quello che piange e ride senza un perché.”

Queste le parole di Giovanni Pascoli che ne parla, per la prima volta, in un saggio intitolato Il fanciullino, composto da venti brevi capitoli, presentato sulla rivista Mazzocco nel 1897.

Ma come arriva a questa considerazione? Parte dal presupposto che il poeta si identifichi con esso. Entrambi non appartengono ad una determinata classe sociale, si collocano al di là del tempo e dello spazio. Questo è il compito della poesia, quello di alleviare il peso della vita e risvegliare il fanciullo.

“…la poesia […] è quella che migliora e rigenera l’umanità”

La funzione del poeta è quella di cogliere la bellezza, intesa in modo universale, che viene offuscata e che solamente un’anima genuina e innocente può cogliere. In ogni individuo c’è un bambino che osserva meglio dell’adulto.

Pascoli, per questa corrente di pensiero, riprende Leopardi che ammira molto poiché “… è il poeta a noi più caro, e più poeta e più poetico, perché è il più fanciullino”. L’infanzia per Pascoli è il luogo poetico per eccellenza, infatti lui viene definito il poeta delle piccole cose, non intese come banali, ma semplici.

Riferendomi alla mia esperienza personale, ho voluto riprendere Pascoli poiché anche io mi sono sempre sentita piccola, anche ora che non sono più una “fanciullina”; infatti mi hanno sempre detto che sono un’eterna bambina, che non crescerò mai, che forse a venticinque anni dovrei essere più seria… ma io mi chiedo: perché?

Molte volte ho riflettuto su queste frasi e mi sono detta “Hanno ragione, cresci!”, ma poi ho capito che questa è la mia natura e non cambierei per nessuno, perché questa sono io; questo mio modo d’essere non significa non essere matura o essere superficiale, ma solo essere spensierata ed avere quel senso di libertà che non mi faccia sentire in gabbia.

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