BUM!

di Martina Casentini 

L’Onu ha dichiarato la terza domenica di novembre una giornata di prevenzione nei confronti dei numerosi incidenti stradali che ogni anno ci troviamo a contare. La Giornata Nazionale dedicata alle Vittime della Strada è soggetta a numerose iniziative, nella speranza di coinvolgere quante più persone possibile verso comportamenti sicuri e attenti alla guida, per se stessi e soprattutto per gli altri.

 

Bum bum lo fa il cuore, quando vedi per la prima volta il mare.

Bum bum lo dice un bambino, quando il rumore è assordante.

Bum bum l’ho assorbito io, a quindici anni, quando il mio cuore ha smesso di battere.

 

“Quando me ne sono andata era un pomeriggio senza sole, di lì a poco sarebbe cominciato a piovere, però non faceva freddo: il gelo, quello arrivò dopo. Quel giorno siamo usciti per un viaggio in macchina che non sarebbe mai più terminato, però è finito qualcos’altro, qualcosa che somigliava alla mia vita.

Nel 2016 in Italia sono morte 3283 persone (Repubblica) a causa di un’automobile uscita fuori strada e ognuna aveva una storia, una storia che mai più potrà raccontare. Tra tutte quelle persone c’ero anche io, con la mia storia, una storia che è morta insieme a me. Eppure, in fondo, anche la più semplice delle vite merita di essere vissuta, mentre la mia mi è scivolata così facilmente via dalle mani.

Ma perché è successo proprio a me?

Qualcuno un giorno mi disse che a causa della cintura di sicurezza si ritrovò molto male, dopo un incidente stradale. Solamente ora mi rendo conto dell’errore che ho commesso: quel qualcuno era ancora vivo e io, senza cinta, non lo ero più.

Io me ne sono andata perché la cintura non l’avevo allacciata.

Bum bum lo fa il vaso quando cade e si rompe.

Bum bum lo dice il cuore, quando la paura sovrasta tutto.

Bum bum mi è rimasto nella testa, quando quel giorno non sono morto.

“Ogni volta che esco di casa in automobile allaccio la cintura: i miei genitori me l’hanno imposto da sempre e ormai è un’abitudine che sono fiero di non saper eliminare. Spesso vedo gente alla guida che, distratta, guarda da un’altra parte: telefoni, radio, giornali… e io mi domando perché non guardano dove vanno.

Bum bum l’ha fatto la mia auto, quel giorno, quando lui guardando il cellulare non ha fatto in tempo a frenare.

Un bum che mi è rimasto nella testa, ma almeno io sono vivo.

Quel giorno sarei potuto morire, ma fortunatamente non è accaduto.

Qualcuno ha ringraziato Dio, altri il destino e altri ancora il fato, la fortuna.

Quel giorno sarei potuto morire, grazie a qualcuno che non guardava.

Promulgata dalle Nazioni Unite come atto di prevenzione e di stimolazione nei confronti di comportamenti attenti e sicuri alla guida, la terza domenica di novembre è dedicata al ricordo di tutte le persone che hanno perso la vita in strada e di quante a causa di un incidente stradale portano addosso i segni di spiacevoli conseguenze.

In memoria di chi non ha colpa.

In memoria di chi oggi non esiste più a causa della troppa leggerezza di qualcuno.

Questo giorno serve a ricordare che quando guidi non sei solo tu, che quando guidi incontri persone, vite e innumerevoli storie che aspettano soltanto di essere raccontate e vissute.

Quando guidi, guida e basta, perché qualsiasi altra cosa tu stia facendo potrebbe costare la vita a qualcuno che non c’entra niente.

 

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