I meme sono la nuova vox populi

di Antonio Alaia

Quando agli inizi del XXI secolo questa irriverente forma d’arte andava diffondendosi sul web 2.0, nessuno avrebbe mai pensato che, un giorno, potesse essere testimone della società contemporanea e spunto per innumerevoli riflessioni socio-antropologiche intorno la cultura dei millennials (o generazione Y). Scopriamo come e perché!

Chiunque abbia un account su Facebook, Instagram o qualunque altro social network è a conoscenza del fenomeno dei meme, una forma d’arte 2.0 così sviluppata da aver dato alla luce decine di sottocategorie e stili diversi in pochissimi anni.

Secondo la definizione di Wikipedia, un meme è un’idea, uno stile che nasce su Internet e diventa celebre in tutto il web; tale fenomeno comprende video, foto, frasi e racconti.
Ma oggi voglio parlarvi del classico meme, quello più diffuso.
Niente di complicato, una semplice vignetta composta da un testo e un’immagine che, solitamente, rappresenta un sentimento, una situazione, insomma, un elemento familiare a tutti i destinatari dell’opera. Il risultato è uno spaccato di vita quotidiana che ha lo scopo di intrattenere l’utente facendogli pensare “è proprio vero!”.
È questo il vero potere del meme originale: la familiarità.

Ma andiamo avanti, chiarite la definizione e le sue varie manifestazioni, passiamo al punto centrale di questo articolo riprendendo la formula del titolo: i meme sono la nuova Vox Populi.
Vox populi, vox dei (voce di popolo, voce di Dio) è un’espressione tratta dalla Bibbia (Libro di Isaia) che, originariamente aveva un altro senso, ma che oggi viene riconosciuta secondo la teoria di Alcuino di York (732 d.C. – 804 d.C.); se un’affermazione è unanimemente accettata da tutto il popolo, allora è parola di Dio!
Nella forma contratta vox populi, quindi, ci si riferisce a un’idea, un’opinione comune a un popolo intero (a questo punto anche la definizione di popolo dovrebbe essere discussa a causa del cambiamento che è avvenuto nei secoli grazie alla globalizzazione).

Ad ogni modo, adesso cerchiamo di ragionare per analogie. Riprendendo la definizione, prima chiarita, di meme, per analogia possiamo dire che questa sia la nuova vox populi.
Il meme, per definizione, deve il suo successo al fatto che riesce a coinvolgere personalmente tutti i destinatari del messaggio. Facciamo un esempio:

Mi dissero che per conquistarla dovevo regalarle qualcosa di prezioso, così le regalai una cassetta di ciliegie!

Cosa deduciamo da questa semplicissima battuta? Che il popolo considera le ciliegie un prodotto incredibilmente costoso ed elitario, nonostante sia un alimento largamente diffuso nella dieta delle famiglie italiane di ogni estrazione sociale ed economica.

Questo mi ricorda la situazione del Parmigiano Reggiano negli anni ‘70 dell’entroterra campano; parlando con alcune persone del luogo, tutte appartenenti alla classe ‘60-‘70, ho scoperto che il formaggio, che oggi è un must su tutte le tavole degli italiani, prima era considerato un lusso per loro e che, ancora oggi, cresciuti con quell’idea, lo considerano ancora come tale, come se in loro si fosse instillata una sorta di trauma. Ecco la vox populi.

Ovviamente, no, le ciliegie e il Parmigiano non sono la vox populi… ma sono un ottimo spunto per iniziare una nuova scienza: lo studio dei meme ai fini sociologici.
Se studiassimo più a fondo queste nuove forme d’arte e satira, potremmo scoprire sempre di più l’affascinante mondo dei millennials (o generazione Y): la forma mentis e la concezione del mondo degli individui nati tra i primi anni ‘80 e il 2000. E a breve, anche i post-millennials (o generazione Z) ovvero i nuovi individui, nati dopo il 2000, che si stanno affacciando al mondo dei social network.
Concludo rammentando l’utilità di tali forme d’arte per una limpida e veritiera testimonianza della cultura contemporanea e, in particolare, della cultura pop internazionale.

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