Pubblicità: la regina della comunicazione

di Ilaria Arnone

Propaganda televisiva: quali sono gli effetti collaterali? Scopriamolo insieme.

Attraverso computer e smartphone, siamo ormai abituati a tenerci costantemente in contatto gli uni con gli altri. Trattasi, questa, di una comunicazione in cui si ha un “botta e risposta” diretto, in cui ci sentiamo attivi. Che dire invece della trasmissione di informazioni che ci limitiamo ad assorbire passivamente e dell’incredibile impatto che queste hanno su di noi? Si parla, dunque, della pubblicità.

Considerando che a Pompei, sui muri delle case, possiamo ancora leggere una “réclame” del 79 d. C che invita i cittadini a votare un certo candidato, si può dedurre che le origini di questo mezzo di comunicazione si perdano nella notte dei tempi.

Tutto è pubblicità: volantini, manifesti, la finestra che si apre sul computer quando erroneamente si clicca il link sbagliato, e si possono trovare ovunque: per strada, su Instagram, su Facebook, etc. Se si parla nello specifico delle pubblicità televisive, si può provare ad attuare un piccolo test. Proviamo a pensare, per esempio, a una tipologia di un formaggio, a dei cereali e a un aceto balsamico, ci si schiariranno in testa tre immagini ben precise di un formaggio, un aceto e una scatola di cereali con le loro rispettive marche. Questi meccanismi sono diventati così forti nelle nostre menti che ci risulta più che normale utilizzare i nomi delle marche per connotare le cose stesse. Nessuno di noi ha mai sentito la propria madre o il proprio padre chiederci il favore di andare al supermercato a comprare il “formaggio grana”, bensì il “Parmigiano Reggiano” nello specifico. Perché? Non di certo perché si desidera necessariamente il prodotto di quella particolare azienda produttrice, ma semplicemente perché nel nostro vocabolario è stato assorbito quel determinato nome tanto da non farci distinguere il prodotto generico da quello specifico.

Sorge spontaneo, dunque, domandarsi cosa esattamente rende una pubblicità efficace rispetto ad un’altra e quale sia l’ingrediente segreto all’interno di essa che ci fa ricordare del prodotto che sta sponsorizzando. Ogni réclame gioca su un punto di forza, che può essere un motivetto stuzzicante, uno scambio di battute divertente o la messa in scena di una situazione surreale. È praticamente impossibile dimenticare la pubblicità delle “Vivident Blast” in cui, all’interno di un ambiente casalingo, un padre confessa al figlio di essere in realtà sua madre e lui risponde dicendo: «Sono una marionetta ia ia o».

Stupido? Demenziale? Forse, ma l’importante è che le persone se ne ricordino, o che ne parlino. Se si prova a scrivere su Google “Vado a fare la”, uno dei primi suggerimenti riporterà il seguito della frase “[…] cacca da Paolo” e, d’altronde, chi non conosce il riferimento alla pubblicità di “Glade Micro Spray”? Potremmo persino sentirci delle vittime, consapevoli di essere costantemente bombardati da messaggi che ci fanno il lavaggio del cervello, ma ciò che non si può non riconoscere è proprio la forza comunicativa di questo affascinante mezzo.

 

 

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