La luna e i falò

 di Raffaele Iorio

La luna e i falò di Cesare Pavese rappresenta il culmine della poetica del suo autore. Abbiamo preferito parlarvi solo della storia affinché la poesia possa sorprendervi.

Passano le ore e io resto ancora impantanato come un cretino. Non riesco a battere due frasi in consecutiva. Premo il tasto backspace un migliaio di volte finché non riesco a scrivere. Parlare di un classico è difficile, questo perché, molti arricceranno il naso, citando Calvino “non c’è nulla che racconti di più di un classico che il classico stesso”. Così dimentico di voler scrivere di uno dei libri più importanti della letteratura italiana e mi approccio come se non esistesse nulla dietro le parole. Nessuna poetica. Come se di Pavese non si sapesse nulla e si stesse leggendo solo un libro.

Qualche dritta, però, è giusto darla.

La luna e i falò è l’ultimo romanzo di Cesare Pavese prima che si togliesse la vita. È considerato l’apice della poetica dello scrittore italiano grazie alla quale vinse molti premi e riconoscimenti. Nel 1950 vinse il Premio Strega con La bella estate ma ricordate, questo noi non lo sappiamo.

Sappiamo invece che è narrata, in prima persona, la vicenda di Anguilla, del quale conosciamo soltanto il nomignolo, un orfanello che dopo la Liberazione decide di tornare nel suo luogo d’origine: la valle del Belbo.

Poco prima della Seconda guerra mondiale, infatti, Anguilla decide di partire per l’America, là riesce a racimolare una piccola fortuna ma la nostalgia per i luoghi dell’infanzia e il senso di non adattamento lo spingeranno a tornare. Al suo ritorno il paesaggio non è cambiato, diversi sono invece lo stato di miseria e la scomparsa di quasi tutte le persone che conosceva, tutte eccetto Nuto: l’amico di sempre.

Insieme a lui, Anguilla rivivrà la nostalgia e il degrado di quei posti. Ecco è la nostalgia a fare da padrona, una nostalgia sottile come la nebbia: visibile ma non pesante, con essa la miseria raccontata senza troppi giri di parole. Essenziale:

“Poi chiesi: – e cos’ha questo ragazzo? È caduto su una zappa? Le due donne guardarono da me a lui, che si mise a ridere – rideva senza far voce e serrò subito gli occhi. […] e mi accorsi che non era che ridesse – aveva le mascelle sporgenti e tutti i denti radi e quella crosta sotto l’occhio sembrava che ridesse, e stava invece attento”.

Queste parole raccontano il primo incontro del protagonista con Cinto un bambino dai denti radi e zoppo per via della mal nutrizione che la miseria dà. I due si affezioneranno, Anguilla vuol essere per Cinto ciò che Nuto è stato per lui: una guida.

Questo è lo sfondo della vicenda alla scoperta della sorte che è toccata alla terra e agli amici del protagonista, sorte che viene raccontata nei 32 capitoli e della quale vi invito alla scoperta.

Io non posso fare di meglio.

La luna e i falò nonostante sia un romanzo relativamente breve non è adatto ad un lettore alle prime armi, la storia per buona parte del testo è lenta si deve avere l’accortezza di saper aspettare per godere dell’esplosione finale che sicuramente non lascerà indifferente.

Per gli interessati ho selezionato alcune foto con alcune parti del romanzo, basta cliccare qui scorrere la home e cercare la copertina del libro.

 

L’augurio è sempre: buona lettura.

 

 

 

 

 

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