Se Pavlov avesse avuto un gatto

di Martina Casentini

Pavlov è colui che scoprì il riflesso condizionato, ma cosa sarebbe successo se avesse avuto un gatto?

Da brava gattara, tengo dietro la porta il pacco dei croccantini.
Da bravi gatti, quando apro la porta, i miei hanno imparato che, insieme a me, escono anche i croccantini.
Chiunque possieda un gatto conosce bene il miagolio che accompagna il cibo dalla credenza alla ciotola, un miagolio di desiderio e fame, dolce e puntiglioso, che non smette finché lui o lei non inizi a mangiare. Inizialmente quel miao arrivava quando si iniziava a sentire l’odore del cibo, ma ho notato che, dopo una serie di volte che all’apertura della porta ho fatto seguire le crocchette, quel miagolio arrivava prima, già all’apertura della porta.
Ma cosa è successo ai miei mici?
Sono impazziti?
Fortunatamente, no.
A voi non è mai capitato che, prendendo la scatoletta del cibo preferito del vostro amico domestico, questo inizi a miagolare o a salivare prima ancora di vedere da mangiare?
Alla fine, credo di aver trovato una risposta: si chiama Ivan Pavlov.

Pavlov è noto per aver scoperto il riflesso condizionato.
“Cos’è questa parolaccia?”, vi starete chiedendo.
Ve lo racconto subito, partendo dai suoi cani.
Nel suo esperimento, Pavlov prese dei cani e li sottopose ad un semplice processo, riassumibile in tre fasi:
1) Faceva suonare un campanello;
2) Dava loro del cibo;
3) I cani alla vista del cibo iniziavano a salivare.
A lungo andare, dopo una serie di ripetizioni dello stesso processo, lo studioso si rese conto che i cani iniziavano a salivare dopo il suono del campanello, anche prima dell’arrivo del cibo. Sì, i cani avevano proprio capito che a quel suono seguiva il loro cibo e credo anche che, sì, i miei gatti abbiano capito che all’apertura della porta segue da mangiare.
In sintesi, Pavlov sostenne che uno stimolo naturale (il campanello o la porta, in questi esempi) può provocare una reazione involontaria (la salivazione o il miagolio) sia negli animali che negli umani. Al riconoscimento di questo stimolo, infatti, gli animali associavano una risposta che non era controllabile.
Pavlov dimostrò che ci sono cose, dentro di noi, che non possiamo gestire, regolare. Forse ci innamoriamo anche, per riflesso condizionato, e senza rendercene conto ci siamo già dentro, come i cani con il din-don del campanello o i gatti con la porta? Forse abbiamo degli elementi già prestabiliti, dei parametri fissi che, quando ce li troviamo davanti nella realtà, non possiamo fare a meno di far battere il nostro cuore?

Pavlov, anche il cuore che batte forte è un riflesso condizionato?
Questo esperimento è ricordato come Il cane di Pavlov e lo portò a vincere, nel 1904, un premio Nobel per la medicina.
Ma cosa sarebbe successo se Pavlov avesse avuto un gatto?
Prima di tutto (questo devo dirlo perché ho un gatto dietro che mi sta minacciando di morte precoce) sarebbe stato tanto, ma proprio tanto, felice.
Sicuramente, avrebbe scoperto il suo riflesso condizionato anche in questo caso, ma avrebbe trovato delle eccezioni.

I micioni, nel tempo, hanno imparato a differenziare i membri della famiglia. Un esempio? Riconoscono chi è alla guida della macchina che torna a casa e si comportano diversamente a seconda dei casi. Riconoscono, inoltre, di chi sono i passi che vanno verso la famosa porta con dietro i croccantini e gestiscono il loro comportamento di conseguenza. A seconda di chi arriverà, loro annullano quel comportamento o lo modificano.
Concludendo, dovremmo innanzitutto riconoscere a Pavlov di essere un genio, in più dovremmo riconoscere ai suoi cani il vanto di aver permesso tutto ciò e (anche questo mi stanno obbligando a scriverlo sotto tortura) dovremmo ricordarci di viziare i nostri amici a quattro zampe: non si sa mai che, zitti zitti, ci facciano vincere un premio Nobel.

Nessun animale è stato maltrattato o messo all’ingrasso per la stesura di questo articolo.
Gatti, se i vostri padroni vi daranno più cibo dopo aver letto queste righe, mi merito almeno un grazie. Io, intanto, dal canto mio, voglio ringraziare i miei amati gatti per aver ispirato (tra le altre cose) questo articolo.
Vi amo ardentemente tutti (non sono più sotto tortura).

«Va bene, va bene, ora dacci da mangiare, cattiva padrona!».
«Sto arrivando!».
«Miao».

 

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