Relazioni interpersonali: i sentieri dello scambio

di Veronica Nastri

“Se tu ed io ci scambiamo un dollaro, restiamo sempre con un dollaro ciascuno. Se invece ci scambiamo le idee, dopo tu ne hai due ed io pure” – Dan Zandra

Nessuno è un’isola. Abbiamo bisogno di incontrare persone e di stare insieme, di avere amici con i quali condividere preoccupazioni e progetti, di parlare e di essere ascoltati. La comunicazione è una componente essenziale per l’uomo.
Ogni parola e ogni gesto sono portatori di significato.
Anche i silenzi sono forme di comunicazione e recano un messaggio.

Per comunicare è necessario ascoltare.
Mettersi di fronte all’altro in atteggiamento di ascolto è il primo passo della relazione, dell’accettazione dell’altro, della creazione di un rapporto positivo ed appagante.

Non tutte le nostre relazioni sono nel segno dell’accoglienza, della reciprocità, dello scambio e dell’arricchimento vicendevole.

Viviamo in una società complessa nella quale il vivere insieme, il comunicare, l’accogliere l’altro sono sempre più fragili e difficili. Ai possibili contrasti con vicini o parenti, si aggiungono, sempre più estese, l’indifferenza, la diffidenza, una comunicazione convenzionale e sterile.

Le persone anziane, un tempo inserite e valorizzate in un solido contesto familiare, vivono sempre più in solitudine, sino al punto di essere ignorate da parte dei vicini, talvolta dai parenti.

Sono sempre più rimarcate le fratture generazionali: la differenza di linguaggi e di strumenti, internet, chat, blog, YouTube, fanno sì che il tempo da condividere in famiglia e con gli altri, sia sempre meno. Si sviluppano relazioni virtuali e impersonali.

È prassi sempre più diffusa che persone dello stesso stabile non si conoscano. Spesso, incontrandosi per le scale o sul pianerottolo, non ci si scambia nemmeno uno sguardo o un saluto. Non è difficile che due persone si trovino per caso dentro lo stesso ascensore e si ignorino completamente.

Sovente ci si mette in contatto con persone solo per necessità od opportunismo: per avere informazioni, aiuti, favori. Si cerca l’altro quando e perché serve.

Il dialogo fra persone o istituzioni, spesso è soltanto a senso unico. Più o meno consapevolmente sembra che taluni si attengano ad un singolare presupposto: “tu non capisci nulla, non hai mai capito nulla e non capirai nulla. Se sei d’accordo, possiamo dialogare!”.

La vita delle persone è sempre più frenetica, attiva, assorbita da molteplici impegni. Preoccupati delle proprie cose, mancano il tempo per incontrare gli altri, il piacere di parlare, la pazienza di ascoltare.

L’innata condizione dell’uomo a vivere con gli altri non può essere improntata su diffidenza, competizione, paura, indifferenza; ma sul rapporto vero, cordiale, conviviale, solidale che rendono la relazione gratificante ed umanizzante.

È necessario allora un impegno volto al cambiamento per uscire dai tentacoli della nostra cultura che privilegia l’estetico, l’emozionale, il soggettivismo, per passare a una dimensione sociale fatta di apertura all’altro, di relazioni profonde ed appaganti che potranno portarci verso un nuovo Umanesimo.

La capacità di comunicare correttamente informazioni, può essere raggiunta solo a condizione di avere una buona conoscenza del sé, che consente di attenuare le possibili interferenze nella comunicazione.

La percezione di sé è un percorso che costruiamo giorno per giorno soprattutto con aiuti dall’esterno, ma anche dall’interno. Non esistono vie brevi per il percorso di crescita personale e di conoscenza di sé.

Ognuno di noi nella propria vita instaura molteplici relazioni con gli altri e spesso da questi legami interpersonali nascono i conflitti.

Anche se, generalmente, la parola conflitto genera subito emozioni negative da allontanare il più presto possibile, in realtà il “faccia a faccia” tra due persone rappresenta una parte naturale di qualunque relazione basata sul confronto aperto tra due diverse mentalità e visioni del mondo.

È completamente normale, quindi, che anche persone molto simili, che vanno sempre d’accordo, prima o poi vivano situazioni in cui le loro intenzioni, desideri, esigenze o opinioni non collimino perfettamente e tutto ciò può portare alla nascita di un conflitto.

Da questo punto in poi le strade che si generano sono soltanto due: queste divergenze possono o risolversi o dar luogo ad un allontanamento dei protagonisti del conflitto.

Come già sostenne Aristotele, l’uomo è un animale sociale e quindi per definizione l’essere umano vive relazioni sostanzialmente per due motivi di fondo: perché ha il desiderio di vivere in armonia con le altre persone, anche se a volte questo non sembra; e inoltre perché tende per bisogno ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società.

 

 

 

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