Uomini che restano

Alessia Miranda

Uomini che restano è il nuovo romanzo pubblicato da Sara Rattaro, una delle più grandi voci della narrativa contemporanea.
In occasione della fiera del libro di Napoli 2018, La Testata – Testa l’informazione ha avuto l’onore di intervistare l’autrice, per conoscere meglio i retroscena di questa potente storia che ha come obiettivo quello di descrivere “la stessa vita che, senza preavviso, ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro a una fine”.

Come sono nati i personaggi di Fosca e Valeria? E per quale motivo ha deciso di raccontare la loro storia?

“Fosca e Valeria nascono da diverse storie che sia le mie lettrici che le persone che conosco mi hanno raccontato.      Le Fosca sono tutte le donne che sono state lasciate da un marito che, finalmente, dopo anni di silenzio, decide di essere se stesso e di dichiarare la propria omosessualità, facendo i conti, però, con l’essersi trascinato dietro una persona che di tutto questo non ne sapeva nulla.

Le Valeria, invece, sono tutte le persone che devono affrontare una malattia e si accorgono della fragilità del proprio compagno che, improvvisamente, si rende conto che stare vicino a una persona sana è una cosa e stare vicino a una persona malata, invece, ne è un’altra.”

Alla prima apparenza, la storia sembra parlare di abbandono e di donne ferite dai loro grandi amori, ma in realtà, dietro questo aspetto, ce n’è uno più grande e forse anche più importante: quello della rinascita e del ricominciare da se stessi.                                

                                                                                                      

 Se il vero fulcro della storia è questo, perché ha deciso di intitolare il suo libro Uomini che restano?

“Questa storia racconta, sì, di abbandono, ma anche di forza e, soprattutto, di luce.

Ho avuto la sensazione che noi donne dobbiamo attraversare prima un tunnel buio per poter renderci conto della luce che illumina quello che resta. Le mie protagoniste, allo stesso modo, non ripartono solo da loro stesse, ma anche da quello che hanno intorno e questo è un po’ quello che dobbiamo augurarci di riuscire a fare tutti noi quando attraversiamo un momento difficile visto che, per quanto sia disarmante, porterà per forza a qualcosa di buono.”

 

Perché, come dice Valeria nel libro, gli uomini che restano sono “luminosi”?

“Gli uomini che restano sono luminosi proprio per questo, perché nelle situazioni di difficoltà, come quelle vissute dalle due protagoniste, andare via sembra essere l’unica soluzione possibile.

Invece, quando un uomo decide di restarti accanto, inaspettatamente e nonostante tutto, mantenendo la sua promessa di affiancarti contro ogni avversità, allora diventa una certezza che ti dà forza e soprattutto luce attraversando il tunnel.”

 

E le donne che restano, invece, con quale aggettivo le descriverebbe? E perché?

“In realtà noi donne dovremmo imparare un po’ ad andarcene (ride), perché tendiamo a rimanere di più rispetto agli uomini, visto che fa parte della nostra indole.

Per noi rimanere non è così straordinario, ci viene naturale eppure dovremmo riuscire a trovare un buon compromesso con gli uomini che abbiamo accanto visto che, anche se noi donne siamo forti di nostro, abbiamo pur sempre bisogno di qualcuno che ci tenga per mano.

Per questo motivo, se dovessi descrivere le donne che restano, userei senza dubbio l’aggettivo combattenti.

 

A suo parere, in situazioni simili a quelle vissute dalle due protagoniste della storia, è più difficile restare o andare via?

“In realtà questa è una scelta molto personale, non si può dire con precisione se sia più giusto restare o andare via.

Fuggire è un sentimento assolutamente umano, così come rimanere vicino ad una persona malata o in seria difficoltà è molto difficile e perciò sono scelte che non comportano per forza un torto o una ragione.

Sono dell’opinione, però, che ci sono modi e modi per affrontare le situazioni, non ci si può sentire obbligati a stare con una persona solo perché è malata o è in difficoltà, ma, magari, si può anche evitare di lasciarla sola proprio mentre sta cercando di curarsi o di rialzarsi in piedi.”

Il suo libro, essendo incentrato sulla storia di due donne, richiama a sé un pubblico prettamente femminile.

 

Crede che possa essere rivolto anche alla componente maschile? E se sì, su quali aspetti particolari vorrebbe che si concentrassero i lettori uomini?

“Io penso che questa storia, trattando di amori, di matrimoni e di vita quotidiana tipica di oggi, possa tranquillamente essere rivolta anche ad un pubblico maschile.

Gli uomini dovrebbero riconoscersi nelle figure che vengono citate, nelle loro storie e nelle loro sensazioni. Le mie protagoniste, infatti, generalmente, non sono donne perfette e, anzi, mostrano le loro imperfezioni senza alcuna vergogna nei contesti più disparati. Secondo me gli uomini dovrebbero fare semplicemente la stessa cosa.”

Sia Fosca che Valeria si rendono conto di aver vissuto una vita completamente diversa dalla forma dei loro sogni.                                                                                                                                                                      

Secondo lei come si può capire che si sta vivendo una “vita che non è la propria” prima che sia troppo tardi?

“Io credo che non esiste un modo per capire l’esito di una scelta in maniera preventiva.

Se nel momento in cui abbiamo fatto una scelta in passato, siamo stati felici e fermamente convinti nel farla, allora tutto ciò che è derivato da quella scelta non è mai estraneo fino in fondo alla nostra vita.

È anche vero, però, che questo è un mondo che ci vuole giusti in qualche modo, imponendo precetti e costumi sociali, in particolar modo alle donne, che non sempre si possono seguire e se non lo si fa, poi si è costretti a trascorrere una vita intera giustificandosi per quelle che gli altri considerano come mancanze, ed è estenuante.

Lasciamo che tutti siano quello che vogliono essere.”

Domanda forse banale, ma doverosa, lei ci crede agli uomini che restano?

“Nonostante abbia visto uomini andare via sia da me che da persone che ho intorno, io, sì, ci credo agli uomini che restano.

 

Foto di Francesco Cervone

 

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