Giuseppe Montesano a #Rdl: “Io leggo per imparare a leggere leggendo”

di Francesca Caianiello 

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli quest’anno ha avuto la meravigliosa occasione di ospitare la fiera Ricomincio dai libri lo scorso 5, 6 e 7 ottobre. Tra i molti ospiti invitati all’evento, noi de La Testata – Testa l’informazione abbiamo avuto l’occasione di ascoltare l’intervento di Giuseppe Montesano e poi scambiare qualche parola con lui.

Montesano ha presentato il suo libro Come diventare vivi, edito da Bompiani, ma oltre a raccontarci del suo libro, durante l’intervento ci ha regalato una lezione di vita.

“La cultura è una stron**ta”, questa è la frase con cui ha esordito. Sì, perché nel 90% dei casi si abusa di questa parola per generare inganno. Non si valuta che in realtà i libri, depositari di cultura, sono oggetti animati, con cui si interagisce.

Ciò cui mira l’uomo è trovare una formula per pensieri e parole: lo scrittore cerca di raggiungere tale formula attraverso la scrittura, il lettore attraverso la lettura.

Quando un libro è efficace lascia che alcuni frammenti di sé continuino a vivere nel lettore. Montesano ha allora lanciato una sfida al suo pubblico domandando se gli fosse mai accaduto di perdere la percezione di tempo e spazio durante una lettura. Dimenticare completamente dove ci si trova o che ore sono, vivere solo ed esclusivamente nella storia che si sta leggendo.
Avere il coraggio di entrare completamente disarmati e indifesi dentro una storia che non è la nostra.

Ma leggere significa anche andare in crisi: in una crisi di crescita dovuta al potenziamento di se stessi. Tra i momenti di crescita più emblematici, il momento in cui si sceglie di leggere un’opera nei confronti della quale si hanno dei pregiudizi. Bisogna abbattere le proprie difese personali e la rinuncia alla presunzione per poter fare nuove esperienze.

La meraviglia della narrativa sta nel poter conoscere un pezzo di esistenza senza viverla effettivamente, conoscendola solo grazie al libro.

Dopo una riflessione così profonda, non abbiamo potuto fare a meno di rivolgere qualche quesito all’autore.

Durante il suo discorso ha parlato del dimenticare percezione di tempo e spazio entrando nella storia che si legge. Nel corso della sua vita e delle sue esperienze quali sono state le letture che hanno influito su di lei e l’hanno resa ciò che oggi è?

“Non saprei dire, perché ho letto molto e anche troppo e molte cose le ho dimenticate. Di libri importanti ce ne sono stati tanti, letture formative che mi hanno dato quel qualcosa in più. Io non amo fare classifiche, ma posso dire sicuramente quali sono state le prime letture che mi hanno provocato entusiasmo da ragazzo, come I tre moschettieri. Lì ho dimenticato il mio mondo, vivendo quello della storia. Viverlo a dieci anni non è stato apprendere teoria, ma vivere un fatto pratico. Ho desiderato rivivere quell’esperienza e la lettura non ricerca poi la stessa storia, ma la stessa emozione. A volte credo che siano le cose lette di sfuggita nel momento giusto che abbiano l’impatto più forte.”

Ha parlato anche di liberarsi dai pregiudizi prima di approcciarsi a un libro, come consiglia di potersi liberare da qualunque barriera?

“Bisogna essere umili. Come si può fare un’esperienza difendendosi? La presunzione fa sì che io creda già di conoscere, facendomi perdere così delle storie. Così come non ci si barrica davanti a una persona, non bisogna barricarsi davanti a un libro. Forse con gli esseri umani non possiamo permettercelo, ma di fronte a un libro dovremmo essere completamente indifesi.”

Le è mai capitato di trovarsi davanti a un libro e non riuscire a leggerlo? Gli ha dato una seconda possibilità?

“Questa è una bella domanda perché mi è capitato. A volte i libri si aprono con una via crucis da attraversare… Io ho ceduto con un libro di uno dei miei autori preferiti, I demoni di Dostoevskij, giunto ad un determinato punto della storia c’era un personaggio che mi stava distruggendo, passami il termine. Ho fatto una cosa che non so se si può consigliare, l’ho accantonato e l’ho ripreso dopo un po’ di tempo. Non l’ho ricominciato dall’inizio e nemmeno ho ripreso da dove avevo interrotto, ho saltato le ultime pagine del capitolo dove mi ero fermato e ho iniziato il capitolo successivo. Da lì fu subito amore. È una strategia che si può usare, a volte siamo troppo rispettosi dell’oggetto libro, il libro è un essere vivente, si possono usare anche dei trucchi per andarci d’accordo, come con le persone.”

Un’ultima domanda: quando è nata in lei l’esigenza di scrivere?

“Più che l’esigenza potrei dire la curiosità. Intorno ai dieci anni, quando ho finito di leggere I tre moschettieri, ho voluto provare anch’io a fare i miei primi tentativi di scrittura, ovviamente andati male, ma sono migliorato col tempo. Penso la curiosità sia nata perché io leggo per imparare a leggere leggendo. I libri hanno in sé la ricetta. Me la insegnano mentre io leggo. I romanzi insegnano come leggerli mentre li stai leggendo.”

Ringraziamo Giuseppe Montesano per il tempo che ci ha dedicato e vi invitiamo a seguire i nostri aggiornamenti sugli eventi di Ricomincio dai libri!   

 

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