Il resto

di Benedetta De Nicola

Calcutta canta Paracetamolo, oggi, se permettete, cantiamo Benzodiazepine.

Sì, effettivamente è una parola che potremmo usare per l’Impiccato, nessuno la indovinerebbe.

Allora proviamo a così:

È mattina, suona la sveglia, devi andare a scuola. Sta iniziando questa nuova, perfetta, giornata. Il sole è coperto da qualche nuvola e niente più.

Esci di casa, prendi il treno.

È una giornata come un’altra intorno, eppure il mostro nero sta seduto a fumare nel tuo stomaco. Ad ogni boccata di sigaretta si riempie il nero del corpo, gli occhi vedono, le orecchie sentono, ma tutto il resto è morto.

La depressione nei giovani, però, non esiste. Non esiste l’ansia, non esiste il terrore e non esiste il dolore. Un adolescente è solo adolescente, vive da adolescente e non può soffrire davvero perché i suoi ormoni non sono “progettati” per soffrire.

Se ti sei guastato, certe volte devi cambiare la batteria, altre basta che tu dia una botta forte sulla macchina, ma se sei rotto, se sei rotto una botta ti finisce di rompere e le batterie nuove sono inutili.

A sedici anni dovrebbe essere illegale morire lentamente di tristezza, ma accade. Quanti giorni, quanti giovani, quante volte non sono stati ascoltati. E allora, cosa sono le benzodiazepine?

Sono le pillole della felicità.

Così possiamo chiamarle, così possiamo sorridere.

La depressione esiste, come la mafia. È inutile e deleterio negarlo, la depressione in un ragazzo esiste, è inutile e egoistico negarlo. E allora gli attacchi di panico, le notti di terrore e l’ansia di vivere da tabù diventano parte di te.

Lo sai che la benzodiazepina se ne prendi due, ci muori sotto.

Non possiamo risolvere tutto da soli, le medicine non sono la soluzione, è per questo che il nero che fuma va contrastato. La mattina, ti svegli, guardi fuori e decidi. Vai in terapia, aiutati, ma scegli bene, scegli per te stesso, annusa la persona giusta e scorrila pagina per pagina.

Le benzodiazepine sono farmaci, ma non sono la tua sconfitta. Sono quell’elemento che va assunto solo con cura e rispetto per te stesso. Perché la tua cura sei tu, la tua cura parte dalla decisione di chiedere aiuto e non per forza ha un lieto fine, ma sicuramente non ha un epilogo.

La depressione è una malattia di cui non avere vergogna, oggigiorno è in fase di studio, è una malattia psichiatrica, ma se sei depresso non significa che tu sia pazzo.

L’adolescenza è una fase della vita in cui non siamo tutti depressi, solo chi non lo ammette, probabilmente, lo è. Chi ride, chi scherza, chi si isola o chi dorme tutto il dì. Sei tu al secondo banco, o sei tu che prendi tutti sette e otto, ma magari sei tu, che senti tua mamma e tuo padre litigare ogni santissimo secondo.

È mattina, suona la sveglia, devi andare a scuola.

Sta iniziando questa nuova, perfetta, giornata. Il sole è coperto da qualche nuvola e niente più.

Esci di casa, prendi il treno.

È una giornata come un’altra intorno, eppure il mostro nero sta seduto a fumare nel tuo stomaco. Ad ogni boccata di sigaretta si riempie il nero del corpo, gli occhi vedono, le orecchie sentono, ma tutto il resto è…

Tutto il resto è una lotta dura che vincerai.

 

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