Plastic beach

di Ilaria Arnone

La Great Pacific Garbage Patch, conosciuta anche come Pacific Trash Vortex, è solo una delle tante zone del Pacifico soffocate dalla plastica ed è anche conosciuta per essere la discarica naturale più estesa al mondo. Le immagini di questi disastri ambientali iniziano a diffondersi sempre più frequentemente sul web, suscitando un certo sgomento e disgusto. Guardare i video di cani e gatti che giocano mordendosi la coda è sicuramente un’attività più gradevole da svolgere su internet, ma di questi tempi è fondamentale non girarsi dall’altra parte e ignorare il problema, anche se ciò richiede uno stomaco di ferro.

Negli ultimi cinquant’anni la produzione e il consumo di plastica sono aumentati vertiginosamente. Si parla dalle 8 alle 13 tonnellate annue. Non ce ne accorgiamo, ma la plastica è ovunque, anche nei posti più impensabili: nei cosmetici, nei vestiti, nel mare e, di conseguenza, anche nelle nostre pance. Infatti, essendo ormai la plastica così presente nei nostri mari, questa viene ingerita da tonni e pesci spada, che a loro volta vengono pescati e mangiati dall’uomo.

Uno dei fenomeni più preoccupanti è quello delle microplastiche che sono il risultato della frammentazione di rifiuti più grandi, tanto da essere più piccole di un millimetro.

Ma qual è il reale problema della produzione di plastica?

Perché è proprio lei a essere il problema? Ebbene, questo materiale impiega oltre cento anni per degradarsi, dunque è molto più facile che una bottiglia di plastica dimenticata da un bagnante viaggi in mare per anni piuttosto che una buccia di banana. L’ideale, dunque, sarebbe produrne di meno, o meglio ancora, non produrne affatto.

Eppure, come abbiamo già detto, la plastica è ovunque: anche in casa nostra. Siamo circondati da questo materiale, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi, ma anche le posate e i bicchieri di plastica costituiscono un problema, soprattutto se si pensa al fatto che il loro utilizzo non si può certamente definire indispensabile.

A tal proposito un grande passo avanti viene fatto in Sicilia a Noto e ad Avola, dove i rispettivi sindaci hanno detto no alla distribuzione al pubblico di posate, piatti, cannucce, sacchetti e contenitori monouso. A Noto l’ordinanza è già entrata in vigore dal primo agosto per quanto riguarda feste pubbliche o sagre, ma dal primo gennaio si estenderà anche alle attività commerciali.

Piccoli passi avanti non sono certamente da sottovalutare, ma non bisogna nemmeno accontentarsi delle briciole. Si auspica che le città in cui venga vietato l’uso della plastica monouso diventino sempre di più, e vista l’approvazione da parte dell’Unione Europea di alcune norme che riducono notevolmente il consumo di plastica, sembra che ci siano buone speranze affinché questo avvenga.

Il primo obiettivo della Commissione Europea è proprio quello di ridurre la presenza dei più comuni oggetti di plastica che inquinano i nostri mari. Secondo alcuni studiosi, se non ci sarà un repentino cambio di rotta, nel 2050 l’inquinamento da plastica arriverà a un punto irreversibile in cui “…nel mare avremo più plastica che pesci”.

Adesso tocca a noi.

 

 

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