Robert Gligorov: ma che è ‘sto schifo?

di Raffaele Iorio

Una piccola riflessione, ignorante, sull’arte di Robert Gligorov.

Ho la fortuna di vivere in una delle città più belle del mondo, Napoli e, cliché a parte, ovunque mi giri sono inondato di bellezza. Durante una passeggiata con mio cognato piccolino, gli rivelai che a Napoli puoi trovare un’opera d’arte ovunque ti giri. Così, dopo tanto parlare, scendemmo dalla metro e ci ritrovammo davanti ad una delle istallazioni della stazione di Materdei, precisamente quella autografata da Robert Gligorov.  La sua osservazione fu repentina; avevo detto bellezza in ogni angolo e ci trovammo dinanzi un vero e proprio schifo. Spiegarglielo non è stato semplice ma fortunatamente voi non siete bambini.

 

 

Fin dal primo giorno di permanenza a Napoli ho sempre odiato questa installazione, per dirla tutta la trovavo insulsa e non riuscivo a capire il perché avessero permesso, in una stazione dell’arte, di istallare tale scempio. Mi urtava molto, come nulla in quella stessa stazione, nonostante ci fossero altre opere che ritenevo bruttine.

Così sono trascorsi diversi mesi e, scendendo quasi tutti i giorni dal treno, odiavo sempre più quell’uomo che non si capiva se stesse mangiando un uccello o lo stesse cacciando dalla bocca. Finché non cercai il nome dell’artista su internet.

Alla voce “Robert Gligorov”:

«Robert Gligorov (Kriva Palanka, 1959) è un artista macedone che vive e lavora a Milano. Gliglorov realizza installazioni misteriose, dissonanti e un po’ irreali e provocatorie. Il risultato cerca sempre di generare shock nel visitatore, creando un corto circuito sensazionalistico tra reale e immaginario, volendo scandalizzare o addirittura disturbare».

È bastata una piccola ricerca su Wikipedia per apprendere che tutto il disgusto per quel lavoro era stato voluto. Ogni singolo particolare, tutto intensificato dal fatto che io, nonostante avessi già visto altre opere “brutte”, non mi ero mai spinto a capire. Data di nascita a parte (alcune fonti sostengono che sia nato nel 1960) e nome (una volta scritto “Gligorov” e un’altra “Gliglorov”) Wikipedia mi ha fatto conoscere una grande verità: esiste un confine abbastanza labile tra genio e follia, soprattutto con l’arte dissacrante dove l’obiettivo non è sempre lasciare un segno positivo in chi guarda.

Da quella ricerca su internet ho cominciato ad apprezzare i lavori di Gligorov, iniziando a documentarmi un po’. Gligorov ha esposto i suoi lavori in molte città europee importanti, e sostiene di non avere nessun canale prediletto. Su due canoni basilari si fonda la sua arte:

  1. L’opera non deve sembrare un’opera d’arte.
  2. Non ci deve essere nessuna cifra stilistica che possa ricreare con ossessiva ripetitività lo stesso modulo.

Spiegare tutto ciò a mio cognato è stato davvero difficile.

Gligorov è stato uno dei pochi che mi ha spinto a conoscerlo meglio, nonostante sia quasi del tutto ignorante in arte. A tal proposito mi vengono in mente le parole di una mia amica: «Le persone prima di giudicare l’arte contemporanea dovrebbero almeno avere la curiosità di conoscerla».

Io credo di aver imparato la lezione.

 

 

 

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