Con gli occhi(ali) di un altro: Paul McCartney e René Magritte

Prima che fosse il segno distintivo del genio di Steve Jobs, la mela (la mela verde!) è stata il simbolo scelto dai Beatles per il logo della loro casa discografica fondata nel 1968. Ma, prima ancora, quella stessa mela verde era comparsa a censurare un volto in un famosissimo dipinto surrealista di René Magritte. È lì, su quella tela, che Paul McCartney l’aveva vista per la prima volta, rimanendone soggiogato come sotto l’incanto del classico serpente biblico.
Qualche anno dopo, per un suo compleanno, sua moglie Linda gli regalò una tela bianca e un paio di occhialoni: li comprò da Georgette Magritte, moglie del pittore che, alla sua morte, mise all’asta l’intero contenuto del suo studio.

È da allora che Paul tiene quegli occhialoni sulla sua scrivania: “Sono pesantissimi, mi danno un gran mal di testa!”, dichiarerà. Non li mette mai, ma li tiene lì in bella vista: “Quello che amo del lavoro di Magritte è che ha preso il mondo e l’ha gettato sottosopra, e poi a rovescio, giocando con le idee di significato e di senso: è questa la cosa fondamentale!”.
E quello strano cimelio sta sempre lì, come un orologio, una sveglia, un importante post-it che gli ricordi che, certe volte, non sono le scarpe degli altri da indossare, ma gli occhiali: che il mondo non è altro che una giungla di interpretazioni.

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