Che bello Di Bella che balla

di Benedetta De Nicola

Non siamo a Sanremo o al Festivalbar, prendiamo solo un pullman e facciamo un giro in punta di piedi, biglietti!
Adesso potete esprimere il vostro parere. Ogni parere è lecito, ogni opinione opinabile, ogni pensiero relativo, come il rosso.

Dite che ci siamo annoiati dei 24 Grana, di quelle canzoni, di quella musica. Va bene, è stato un piacere conoscervi, ora metto un po’ di Kevlar e vi lascio, ci vediamo alla prossima canzone.

Una sera mio zio Marco di disse: “Senti questa canzone, non so è il tuo genere”. Ascoltai, ascoltai ancora: più che il mio genere, quella era la mia musica. È così che sono caduta nel tunnel Francesco Di Bella e i Ballads Cafè, involontariamente sono inciampata nella bellezza e ho assistito alla nascita di un nuovo idolo nella mia vita.

INTRODUB
Le città turistiche dispongono di pullman scoperti che fanno il tour dei luoghi più belli e famosi della città in cui si muovono, una sorta di introduzione alla cultura. Alcuni si fermano lì, pensando di aver visto un po’ di tutto e, soddisfatti, passano al prossimo. Altri scorgono le meraviglie ad una ad una, senza pudore e con sete di conoscenza. La musica di Francesco Di Bella è la parete bugnata della chiesa del Gesù Nuovo, la prima sensazione, dal pullman dell’ignoranza, è quella di spigoli ordinati, tasselli mastodontici e ruvidi senza pietà.

L’ALBA
A questo punto l’ascoltatore, commosso, può avvicinarsi a Napoli sotterranea e visitarla, entrando nel corpo della vecchia Napoli, al buio, assetato di conoscenza silenziosa. Ma la musica diventa l’alba, il punto luminoso e fioco a cui aspirare dopo ore di cecità.
“Si cercasse ind a n’ata città
‘na canzona can un trov’ cchiù
Me perdesse a cchiù bella pecchè
Cca ce staje tu”

KEVLAR
La poesia è come le opinioni, la poesia non esiste se non esistono i poeti e se i poeti esistono sono esseri mitologici metà uomini e metà poesia. Un cantautore è o non è poeta? Un cantautore è cantautore e, se una donna vede nelle sue parole la poesia, allora egli è un ibrido.
Il turista dell’anima continua il viaggio e rimane colpito dal calore della città partenopea, compra da mangiare e assaggia, gusta e giura che tornerà anche solo per quella sfogliatella. Kevlar è così: ci torni sempre, intimorito, perché non sai mai cosa ti porterà. Kevlar è così, e tu non puoi far a meno di mettere le cuffie e ascoltare.

CANTO PE NUN SUFFRÍ
Ormai sono le quattro del mattino e il turista, stanco, si assopisce. Il lusso di un’ultima canzone e la notte può incombere.
Qualcuno guarisce con la terapia, altri si disperano con le “santerie”, una preghiera, una medicina, un bacio: ci curiamo con ciò che possiamo raggiungere e, se soffriamo, qualcuno ascolta, qualcuno canta. Il turista ora dorme, il sole sorgerà, una nuova musica inizierà. Il turista, però, non lo sa: adesso la sua cura si chiama Francesco Di Bella.

 

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