Respirare in Cina: ora si può! (forse)

di Ilaria Arnone

Nella classifica delle città più inquinate al mondo, la Cina ha sempre fatto la sua splendida figura, posizionandosi nella top twenty con città come Pechino o Shijiazhuang. Qualcosa, però, sta lentamente cambiando.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, entro il 2020 la Cina potrebbe avere buone speranze di ritornare a vedere più spesso qualcosa che non riesce a scorgere ormai dagli anni ‘80: il cielo. Ironia o no, una cosa è certa: la sempre più crescente urbanizzazione e la massiccia industrializzazione di questo Paese hanno causato un esaurimento irreversibile delle risolse naturali. Era inevitabile che si prendessero provvedimenti in merito, non solo per quanto riguarda le sorti della Cina, ma dell’intera Asia. Lo strato d’aria inquinato chiamato “asian brown cloud”, infatti, ha continuato ad essere alimentato per anni dalla Cina, diventando un grave pericolo per la salute del nostro pianeta. A quanto pare, però, arrivano ottime notizie anche da Greenpeace, la quale segnala un notevole abbassamento delle polveri sottili nelle aree che comprendono Pechino, Tientsin e altre ventisei città vicine. Pare infatti che l’inverno 2017-2018 sia stato il più “respirabile” da cinque anni a ora.

Fantastico, vero? Sì, ma non così semplice. A quanto pare, un passato di politiche che incrementavano l’utilizzo del carbonio, unite a tutte le industrie che hanno reso questa nazione una potenza mondiale, potrebbero, per evidenti motivi, remare contro alla realizzazione del piano ecologico.

Quindi, se è vero che per la Cina si vedono miglioramenti, bisogna tenere a mente la preoccupante situazione da cui sta lentamente emergendo. Si parla di un Paese che ha registrato nel 2016 una produzione di acciaio di 36,5 tonnellate.

A partire dagli anni ‘80, le industrie pesanti sono sempre state un’importante punto di forza per l’economia cinese, ma a che prezzo? Si parla di 1.6 milioni all’anno di morti a causa dell’inquinamento. Un aspetto allarmante è che, come per il caso di Pechino, la fonte di quel grigiore è geograficamente lontana dalle inquinatissime città in cui si verificano questi fenomeni. Basti pensare che la stessa Pechino dista circa 400 km dalla zona industriale. Ora la Cina è sotto i riflettori di un enorme teatro mondiale, sia a causa del danno ambientale che stava provocando, sia perché Pechino è stata assegnata come città che ospiterà i XXIV Giochi olimpici invernali del 2022. Anche questo è sicuramente un “incentivo” per continuare a battersi per la causa, d’altronde in un evento di così importante risonanza mondiale, la Cina non può assolutamente farsi trovare impreparata. Una cosa è certa: non importa quanto siano nobili i motivi per i massicci interventi a favore dell’ambiente, il mondo intero spera solo che ce ne saranno ancora a lungo!

 

 

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