Le fobie che non conosci

di Mariangelo D’Alessandro

La fobia è una manifestazione psicopatologica che indica una persistente e irragionevole paura e repulsione di oggetti, luoghi, persone, animali. Il sintomo principale è il desiderio di evitare il luogo o l’oggetto che incute timore.

Le fobie nascono da meccanismi inconsci, come traumi infantili che spesso non si ricordano, altre insorgono come sistema di difesa per proteggersi da un “pericolo”. Tra le fobie più note ricordiamo: la claustrofobia, paura dei luoghi chiusi, la zoofobia, paura degli animali, l’agorafobia, paura degli spazi aperti, l’aracnofobia, paura dei ragni, l’acluofobia, paura del buio. Oltre a queste e a tante altre più famose e già conosciute, ne esistono altre, alcune molto più rare, che sicuramente non avete mai sentito nominare.

L’ergofobia, ad esempio, è la paura di lavorare. Sì, avete capito bene. È una vera e propria paura del posto di lavoro, che provoca nei soggetti che ne soffrono un’insensata ansia. Queste persone, ovviamente, amano farsi licenziare.

L’eisoptrofobia, o spettrofobia, è la paura degli specchi. Chi ne soffre evita continuamente di guardare il proprio riflesso allo specchio. In alcuni casi, addirittura, il soggetto che soffre di questa fobia crede che guardarsi allo specchio possa catapultarlo in un mondo parallelo.

L’anablefobia è la paura di guardare in alto. In parole povere la paura di volgere lo sguardo in alto o di guardare le stelle. Le persone che soffrono di questa fobia probabilmente non hanno mai visto una stella cadente.

La hippopotomonstrosesquipedaliofobia è, da come potete leggere, la paura di scrivere o pronunciare parole troppo lunghe. Queste persone non pronuncerebbero mai parole come supercalifragilistichespiralitoso perché potrebbe venirgli un infarto e oltre a non pronunciarle da sé, sono spaventati anche se le pronunciano le persone attorno a loro.

La peladofobia è, invece, il timore della gente senza capelli. Una vera e propria paura delle persone calve. Un pelato che soffre di questa fobia, beh… non passa proprio una bella vita. Esiste anche la paura delle barbe, chiamata pogonofobia. Tranquilli, nel menu del giorno abbiamo anche la chaetofobia: la paura dei capelli.

La cromatofobia è la paura dei colori. Un colore o una tinta possono essere associati a un trauma, inducendo a evitare per il resto della vita quel colore.

L’omfalofobia è, udite udite, la paura di toccare il proprio o altrui ombelico. Chi soffre di questa paura, ovviamente, odia la canzone di Jovanotti: L’ombelico del mondo.

La catisofobia è, invece, la paura di sedersi. La domanda è: come fanno a defecare le persone che ne soffrono? Mistero.

La pediofobia è la paura delle bambole. Esiste anche la paura dei pagliacci, conosciuta come coulrofobia.

La kenofobia, meglio conosciuta come la paura del vuoto. Per quanto riguarda luoghi e spazi aperti, le persone che ne soffrono provano un senso di vertigine. Allo stesso modo esiste la paura del vuoto interiore, in cui le persone hanno il timore di lasciarsi andare, incapaci di controllare le situazioni che non conoscono.

In qualsiasi modo si presentano le fobie, esse riguardano circa il 10% della popolazione mondiale. Oltre a queste elencate ne esistono tantissime altrettanto strane e rare che riescono a farci percepire la complessità del cervello umano. Se avete paura del buio, dei ragni o dei luoghi chiusi, restate tranquilli perché sul vostro stesso pianeta vivono persone con fobie molto più bizzarre delle vostre.

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