La serie di infiniti mondi paralleli di Mr. E

di Matteo Vitale

Mr. E, fondatore degli Eels, mentre tutto parla di niente, racconta di Souljacker, i ruba-anima, di Beautiful Freak, di suicidio, di perdenti, di riscossa, di novocaina per l’anima, di elettro-shock blues con un folk-rock o magari di morte, con una canzone pop. Tutto questo con una strana gioia disperata.

Per capire l’opera multiforme di Mark Oliver Everett bisogna partire dalla sua vita personale, inscindibile. Lo stile è un riflesso di quello che gli accade, non di ciò che vorrebbe essere, un linguaggio cinematografico gotico e grottesco con temi folk e sonorità sperimentali. La brutale sincerità è uno dei fili conduttori della sua poetica. È uno di quegli artisti che sputa il cuore quando canta e poi te lo sbatte sul bancone squartandosi davanti a tutti. Ancora più ammirevole se si pensa che lo fa nell’epoca dell’apparenza dove ci sono persone che hanno pagine Instagram dove sembrano rock-star e appena spenta la telecamera, tornano in clinica.

A proposito di cliniche, Mr. E è uno che se ne intende, sia per averle frequentate sia perché sua sorella è morta suicida mentre era in cura per alcool e droghe e con una madre morta di cancro, ovviamente in una di queste strutture. Suo padre, invece, era un matematico visionario che teorizzò una serie infinita di universi paralleli poco prima di essere stroncato da un infarto a cinquant’anni. Anche padre Everett era uno strano, guardato male dall’ambiente accademico ma questo Mark Oliver non lo sapeva perché iniziò a conoscerlo tramite il web quando morì. In più i genitori avevano una politica molto libertaria verso i figli che non dovevano ricevere istruzioni ma impararle dalle esperienze. Diciamo che la vita di Mr. E non avrà un percorso lineare per usare un eufemismo. Dentro e fuori raduni spirituali per tenere a bada crisi e depressioni. L’approccio pedagogico dei genitori non aiuta alla disciplina, infatti con la scuola non è mai andato d’accordo. Questo lo porta precocemente a sperimentare una vita randagia tanto che una volta al college dirà “Gli altri ragazzi erano emozionati per il fatto di fare sesso e di bere birra per la prima volta, ma per me quelle cose erano cool a dodici anni”.

Non è una dichiarazione da sesso, droga e rock n’roll, anzi, al contrario, smitizzava una pratica diventata cliché relegandola a mito per ragazzini. Ecco un altro tratto caratteristico, ricalcare la strada tradizionale tradendola. Come quando al Lollapalooza imitarono tutti i luoghi comuni sulle rock-star prendendole in giro ma nello stesso tempo rinnovando una tradizione rock-folk ormai diventata ridicola in quanto parodia di quella che era.

Si sa che la frase preferita dagli hipster è “Lo conoscevo quando ancora nessuno lo seguiva e ho smesso di seguirlo quando tutti hanno iniziato a farlo” ed ha tra i suoi precursori Mr. E che spiegava la finta ribellione alternativa dell’ambiente Indie dicendo nella sua autobiografia “La cosiddetta cultura alternativa, non era proprio per nulla un’alternativa. Era fatta per vendere proprio come ogni altro prodotto da centro commerciale. Non si ribellava contro niente”. La goccia che fece traboccare il vaso fu al Lollapalooza: “Un mare di bulli teenager con il cappellino da baseball al contrario avrebbe voluto mostrarmi il dito medio all’unisono mentre suonavamo “Novocaine For The Soul” come uno spoken-word, con tanto di bonghi e schiocchi di dita, invece della versione a base di chitarra elettrica e batteria che esplodeva dalle casse delle loro jeep quell’estate”.

Ecco in quel periodo contrapponeva alla cultura del bomber con cappellino girato, l’etica e il look di Unabomber, infatti, sfoggiava barba lunga da pensatore ottocentesco o da imam freak e una tuta da benzinaio con occhiali da sidecar sulla testa.

Mr. E ha un bizzarro umorismo disperato, riesce a farti ridere della tua condizione penosa come pochi. Ha uno strano modo d’essere, leggero come una pop-star parlando di morte e dolce, parlando di atrocità. “Testi tristi su musica allegra” asserisce. Sembra proprio uno di quei tipi nati per tener fede a quella definizione abusata “la musica che ti salva”. Nei momenti peggiori non ci sarà nessun titolo, nessuna auto, nessuna casa, nessuna carriera, nessuno status sociale che ti aiuterà. La concretezza, di cui tutti amano parlare, sarà tangibile quando quest’uomo ti racconterà le stesse cose che stai passando. L’unica cosa che conta sarà riuscire ancora a respirare, altro che dover continuare a sembrare. Ecco cosa ti ricorda ogni singola canzone di Mr. E. Non sembra nato per domare folle oceaniche ma pare che sia venuto qui per parlare a quei ragazzi che si sentono come lui. Non ti parla come un intellettuale ma come un uomo viscerale che ha necessità di buttare fuori tutto. Per iniziare a conoscerlo si può partire dai suoi due manifesti esistenziali: Beautiful Freak ed Electro-Shock Blues.

 

 

“Se Beautiful Freak era la nostra cartolina verso il mondo, Electro-Shock Blues è una telefonata nel cuore della notte alla quale il mondo non vuole rispondere.”

 

 

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