Tanto silenzio per nulla

di Benedetta De Nicola

È mezzanotte, è già domani.

Mi piacerebbe bere un caffè bollente, ma se lo faccio mi fotto il sonno. Una volta Elisa mi ha detto che a un certo orario si raggiunge il picco di melatonina e che allora si dorme, almeno credo abbia detto così. A che ora era ‘sto picco?

Forse è già passato.

Mi giro. Mi annoio, non è così tardi, mia madre è ancora sveglia. Stanotte dormo.

Inizia sempre così la storia di un insonne, con gli occhi sbarrati e le voglie che ti assalgono. Siamo una setta, siamo coloro che silenziosamente scoprono la vita nella notte, coloro che detestano la luce, coloro che fumano guardando dalla finestra al chiaro di luna. Noi siamo gli insonni e tutti pensano che non facciamo niente dalla mattina alla sera e che per questo non dormiamo.

“Esiste nel mondo una specie di setta della quale fanno parte uomini e donne di tutte le estrazioni sociali, di tutte le età, razze e religioni: è la setta degli insonni, io ne faccio parte da dieci anni. Gli uomini non aderenti alla setta a volte dicono a quelli che ne fanno parte: se non riesci a dormire puoi sempre leggere, guardare la tv, studiare o fare qualsiasi altra cosa. Questo genere di frasi irrita profondamente i componenti della setta degli insonni. Il motivo è molto semplice; chi soffre d’insonnia ha un’unica ossessione: addormentarsi.” (Titta Di Girolamo, Le conseguenze dell’amore, Paolo Sorrentino).

Una notte tra tante ero nel bel mezzo dell’ossessione quando, all’improvviso, mi è venuta voglia di ballare. Maledetti sudamericani e le loro canzoni ritmate. Mi trattenevo, dovevo dormire.

L’una.

PASITO PASITO, SUAVE SUAVECITO. Mi metto le cuffie, corro nella parte ampia della stanza e inizio a ballare, sono Jennifer Lopez in pigiama ma meno figa. Almeno così mi stanco, perdo qualche grammo, magari dopo dormo, sicuramente dormo.

Le due.

Ho perso la mia dignità ballando e sono le due, porto ancora le cuffie e il cellulare ce l’ho infilato nei mutandoni da notte. Sono addirittura riuscita a non svegliare mio fratello. Occhi sbarrati, viso stanco e mente fresca, probabilmente il picco di melatonina si è impiccato qualche anno fa. Il pc mi chiama, faccio il conto delle ore che potrei dormire se vedessi un film, conto, imposto la sveglia, sposto la sveglia, sbuffo, scarico una canzone.

La luce del pc mi ricorda che esiste il sole e che, prima o poi, dovrò svegliarmi e vivere. Vivere. Perché, questo non vuol dire vivere? Ballare per casa, mangiare una mela stando zitti per non svegliare le allodole. Per me vivere vuol dire essere e io, di notte, sono, ma la storia non va così, di notte si dorme oppure…

Parte il film

“No, fermi, marcia indietro. Comincio da prima. Da sei mesi non riuscivo a dormire. Con l’insonnia nulla è reale. Tutto è lontano. Tutto è una copia, di una copia di una copia” (Fight club – David Fincher)

Vedere Fight Club alle 2.30 di quel giorno mi ha fatto sentire meno sola, mi ha aggregato alla setta e, dolcemente, mi ha accompagnato fino alle 4.30, tra botte e sangue, tra filosofia e Marla Singer, io mi sono sentita meno sola. Domani sarò la mia copia, della mia copia della mia copia, domani, quando tramonterà il sole, inizierò a pensare che stanotte è quella buona, che stanotte dormirò, sì, sarò fiduciosa.

5.00

Cantano gli uccelli, è l’alba. Ho chiuso il pc, cambio posizione.

Tutto questo casino per non pensare.

 

 

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