Giù la maschera

di Marta Maresca

Cosa succede nella mente di uno schermidore durante un assalto? Tutto e niente.

-Per il tabellone dei 32: alla pedana 5…

Tiro su la cerniera della giacca, chiudo il velcro del colletto, prendo il guanto da dentro la maschera e lo infilo impugnando lo spinotto del passante per stringere lo strappo al punto giusto; mi accovaccio a raccogliere il rullo e mi attacco dietro, verifico che il gancio non sia difettoso e non lasci che il passante si stacchi; collego la spada e automaticamente controllo che funzioni premendo la punta sulla mia scarpa. Biiip! E luce verde. Perfetto. Mi chino a raccogliere la maschera e mi avvio verso il centro della pedana, dove il giudice sta controllando l’arma della mia avversaria; si volta verso di me e mi accovaccio per favorirlo nel mettere il peso sulla punta e verificare che rispetti lo spessore. Guardo con ansia il segnalatore temendo che si accenda quando non dovrebbe o viceversa, nonostante al controllo armi non avessi riscontrato alcuno di questi problemi. Miracolosamente ho ancora entrambe le viti della punta! Il giudice si posiziona all’altezza del centro pedana e ci invita al saluto: abbasso velocemente la punta in direzione dell’avversaria e del giudice, faccio un passo avanti assieme alla mia contendente e cozziamo a turno la punta sulla coccia dell’altra, si accende solo la luce gialla della massa quindi si può procedere.

Infilo la maschera e una ferma determinazione si impossessa di me: quante volte mi è stato chiesto come riuscissi a vedere attraverso la trama di ferro della maschera, non capendo che è proprio indossando la maschera che riesco a vedere realmente. Guardo fisso il bersaglio mentre mi posiziono in guardia, tiro un po’ il guanto per rendere la presa sull’impugnatura meno scivolosa possibile, mi piego sulle gambe mantenendo il braccio leggermente esterno e la punta protesa in avanti, inspiro profondamente e attendo.

-In guardia. Pronti? A voi!

Avanzo delicatamente di un passo e mezzo per studiare la reazione della mia avversaria, che ugualmente cerca di leggere le mie intenzioni. Batto il suo ferro, che si sposta leggermente per tornare immediatamente nella posizione iniziale. In testa ho solo la canzone che ascoltavo durante il riscaldamento. Continuando a rimbalzare come al ritmo di una percussione che solo noi possiamo sentire, batto il suo ferro con maggiore vigore e affondo al braccio.

Alt! e luce verde: 1-0.

Centro pedana, ripartiamo: non è successo nulla, stiamo ancora 0-0; me ne convinco per non perdere la concentrazione. Riprendiamo a studiare le rispettive reazioni: ogni muscolo del mio corpo è teso e pronto a scattare alla minima sollecitazione, non c’è bisogno di pensare, l’adrenalina è tale che il corpo reagisce da solo. Sento i consigli che urla il maestro alle mie spalle, tento di metterli in pratica al momento giusto.

Il sudore comincia a colare negli occhi e a bruciare, le gambe si muovono sempre più velocemente, quasi sfiorando la pedana. Perdere la concentrazione è facilissimo, solo gli atleti che riescono a mantenere la freddezza possono ambire al podio. Per questo il mio primo maestro mi diceva che la scherma è “90% testa e 10% fisico”, e ora capisco che è realmente così.

-Alt!

Fine della prima frazione. Saluto velocemente l’avversaria mentre sollevo la maschera e mi giro verso il fondo pedana, dove il mio maestro mi attende, probabilmente più concentrato di me sull’assalto. Mi porge la bottiglietta d’acqua già aperta, poso la spada a terra e bevo un sorso mentre, guardandomi fisso, mi spiega quale azione fare per colpire, mimandola con le mani e il corpo. Cercando di riprendere fiato e concentrazione tento di afferrare il più possibile di ciò che mi sta trasmettendo. I 60 secondi scorrono rapidi e devo tornare a centro pedana: riprendo la spada, afferro la maschera per la gorgiera e mi avvio, accompagnata dagli ultimi consigli e incoraggiamenti dei compagni di squadra.

Saluto, cocce, maschera:

In guardia. Pronti? A voi!

 

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