La fin’amor e le sue regole

di Paola Palumbo 

“Ben volria mon cavallier                 

Tener un ser en mos bratz nut,

Q’ el s’en tengra per ereubut

Sol qu’a lui fezes cosseillier”

 

                                          “Vorrei il mio cavaliere

                                           Stringere nudo una sera tra le mie braccia

                                          E che lui si sentisse felice

                                         Solo che io gli facessi da cuscino”

                                                                                Beatriz de Dia

 

Ci troviamo nell’ XI secolo in Francia. Questo appena citato è un passo di una poesia provenzale di Beatriz de Dia, conosciuta come “la contessa di Dia”.

La prima domanda da porsi è: “Cos’è il provenzale?”
Si tratta di una lingua neolatina nata in Francia meridionale, chiamata anche “occitano” o “lingua d’oc”. I poeti che utilizzarono questo idioma furono definiti trovatori, i quali cantavano “l’amor cortese”: un sentimento adultero e platonico nei confronti della midons, la dama; lei, già sposata, decideva se accettare o meno la corte del trovatore; in caso positivo concedeva la “mercede” ossia la buona disposizione d’animo. Il tradimento nei confronti del marito, anche definito gilos, geloso, non era considerato tale poiché il matrimonio era visto come un puro affare economico. La donna era superiore sia socialmente che spiritualmente ed il trovatore le portava assoluto rispetto. Da qui si spiega l’appellativo “midons”, che letteralmente significa “mio signore” e ricorda il rapporto di sottomissione che c’è tra il vassallo e il padrone. La metafora, infatti, richiama i rapporti feudali di vassallaggio.

Fin’amor, amor cortese, non è considerato possesso, ma desiderio e serve a mobilitare l’animo.

Riprendendo la poesia Ben Volria della contessa riusciamo a comprendere l’ultimo stadio attraverso cui l’amante deve passare prima di giungere all’atto sessuale; infatti è espressa l’asag, ossia la prova morale che consisteva nel mettersi nudo nel letto alla presenza di midons, anch’essa spogliata, senza andare oltre  carezze, baci e abbracci. Ma quali sono gli stadi precedenti? René Nelli ha ricostruito i gradi dell’“amor fino”:

  • Fenhedor => spasimante
  • Precador => supplicante
  • Entendedor => amante accettato
  • Drut => amante carnale

Oltre le fasi da superare vi sono anche le necce, ossia le pratiche amorose, quali: sguardi, baci, doni, fino a giungere alla già citata asag; tutto stabilito secondo le regole del domnei, il corteggiamento.

A parte i due amanti, ci sono personaggi secondari, il già menzionato gilos, che non potrà mai essere un amante poiché già possiede “l’oggetto d’amore”, poi ci sono i lauzengiers, le cosiddette “male lingue”, coloro che tentano di ostacolarli; per questi motivi il trovatore si riferisce alla donna sempre con un senhal, che sarebbe un soprannome e tenta di essere più cauto possibile assumendo verso l’amata un atteggiamento protettivo tramite il celar, nascondere.

L’amore non ha subito molti cambiamenti, nonostante siano trascorsi secoli. Il sentimento è qualcosa che non si può controllare, infatti nonostante ci fossero regole da rispettare, tempi di attesa, che a volte duravano una vita intera, e ostacoli di vario genere, l’emozione superava ciò e si attendeva nella speranza di raggiungere l’oggetto d’amore a lungo desiderato.

“Io gli concedo il mio cuore e il mio amore, il mio senno, i miei occhi e la mia vita.”

 

Immagine: God Speed – Dipinto di Edmund Blair Leighton

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