Giovane scrittore veneto sogna di conciliare ragione e sentimento nel suo futuro

di Federica A. Di Nunzio

Gianluca Stival, 21 anni, viene da Portogruaro (VE), è al secondo anno della facoltà di Lingue all’Università Ca’ Foscari di Venezia, studia inglese, francese e portoghese brasiliano. È appassionato di musica, fotografia e scrittura. Eredita la propensione alle lingue dai suoi genitori, da sua mamma in particolar modo, che lo induce all’apprendimento dell’inglese e del francese sin da piccolo. Si è avvicinato alle letterature straniere a partire dal liceo conoscendo così autori, pittori e scrittori non solo italiani, continuando poi a studiare da autodidatta anche all’università.

Come hai conosciuto La Testata- Testa l’Informazione?

“Amo molto la città di Napoli e un giorno mentre leggevo degli articoli su internet ho trovato la vostra testata giornalistica. Ho notato che trattate tantissimi temi e ho deciso così di propormi. È stata una fortuna per me!”

Meriti dal mondo ogni sua bellezza è il tuo libro pubblicato nel 2017 che noi de La Testata-Testa l’Informazione abbiamo recensito, ma adesso voglio sentir parlare te a questo proposito.

“Il libro è diviso in due parti, la prima composta da poesie, componimenti più elaborati a livello sintattico oltre che metrico, mentre la parte dei pensieri è in prosa. La scelta di scrivere in più lingue i temi che ho trattato, tra cui l’amore, l’amicizia, l’amor proprio, il terrorismo, è dettata dalla lingua stessa. Il fatto che una lingua possa esprimere determinati concetti in un modo proprio è un punto di forza che si andrebbe a perdere nella traduzione. La poesia Accanto a me ad esempio è nata in lingua italiana ma esiste anche la versione in francese che non compare nel libro. Il francese è appunto portato per la poesia, esprime benissimo l’arte.”

Quando è nata la tua, seppur giovane, “carriera da scrittore”?

“È nata ufficialmente con questa pubblicazione. Prima di questa avevo pubblicato alcuni racconti e articoli online che ho voluto mandare al pubblico per esprimere la mia opinione su alcune tematiche. Però posso dire sia iniziata proprio con questo libro rivolto ad una grande distribuzione.”

Come e quando hai scoperto la passione per la scrittura?

“Ho una visione molto spirituale della vita, la mia ispirazione posso dire sia nata in quarta superiore al liceo linguistico, studiando autori francesi che esprimevano in modo assolutamente perfetto i loro sentimenti, avevano un modo molto efficace per esternare ciò che avevano dentro perciò io ho voluto riprenderlo a modo mio. Ho studiato poi da autodidatta autori italiani, come Oriana Fallaci, che non viene trattata alle superiori, José Saramago, scrittore portoghese che si studia all’università. Ultimamente sto leggendo testimonianze di gente che ha vissuto l’attentato del 13 novembre 2015 a Parigi.”

Ecco, a proposito di questo, leggendo il tuo libro mi ha davvero colpito che uno scrittore giovane abbia parlato di amore, ho trovato poi della timidezza e allo stesso tempo coraggio, quasi come emersione di se stessi facendo un’analisi introspettiva della società che ti appartiene e quindi fondamentalmente tanta giovinezza, Leopardi e… il Bataclan!

“Sì, la scelta di mettere Leopardi, sebbene venga dal 1800, è dettata dalla lungimiranza che lui ha avuto sui dubbi esistenziali dell’umanità, tematiche che continuiamo a portarci dietro da quell’epoca. Lo trovo estremamente attuale, non mi piace mai quando la gente dice che era un pessimista, una persona che odiava la vita, in realtà, a mio parere, tutt’altro, amava profondamente la vita al punto da dire che non si trovava una ragione per cui si è destinati a morire. Ho parlato in particolar modo dell’attentato di Parigi perché è una città che ho vissuto molto da piccolo a cui sono legato sentimentalmente, per cui vedere una città così bella, cosmopolita, piena d’arte andare in rovina è stato un colpo parecchio forte.”

Progetti a breve termine?

“Sto per iniziare a lavorare su un secondo libro, non più di poesie, nonostante già ci fosse una bozza di questo interrotto però a causa di forze maggiori. Spero di poterlo pubblicare entro un anno, questo ovviamente non posso saperlo, farò tutto il possibile. Di certo posso dire che si tratterà di un romanzo biografico.”

Domanda classica, il “classicone” da fa venir su l’ansia. Chiudi gli occhi, dove ti vedi tra dieci anni?

“Se dovessi seguire il cuore mi vedrei in un bar di Parigi al tramonto. Se la ragione avesse la meglio allora spererei di lavorare per la carriera da console o ambasciatore, quindi la diplomazia, la politica. All’università ho scelto il curriculum di politica internazionale del corso di lingue, civiltà e scienze del linguaggio, quindi il mio sogno sarebbe quello di poter lavorare nell’ambasciata italiana a Parigi.”

Leggendo quello che scrivono di te, sei soddisfatto del messaggio che è arrivato agli interlocutori? Pensi che lo abbiano colto appieno oppure no?

“Volevo arrivare al cuore delle persone e ci sono riuscito, quello che ho letto in questi ultimi mesi è stato molto gratificante. Durante le presentazioni la gente mi dice “io avrei concepito questo pensiero in modo diverso e la tua poesia mi ha aperto un nuovo orizzonte”, esprimono il loro giudizio e io lo trovo meraviglioso perché l’arte fa questo. Ci sono state critiche negative, alcuni immotivate, alla fine si sa, “essere leoni da tastiera” è la cosa che ci riesce meglio però per un 99% è andata molto bene.”

Cosa mi dici di quell’1%? Come hai reagito alle critiche negative?

“A quelle negative e costruttive assolutamente bene, perché è quello che forma uno scrittore emergente. A quelle pressapochiste in maniera diversa. Ad esempio, mi è capitato di un ragazzo che dice di aver letto il mio libro e sostiene che il mio linguaggio sia aulico perché voglio far sentire le persone inferiori. In realtà lo scopo del libro è tutt’altro, non è una mia caratteristica, non sarebbe neanche umano far sentire gli altri inferiori, non siamo mica Dan Brown o Giorgio Faletti per potercelo permettere.”

In realtà il linguaggio aulico è quello che noi abbiamo visto in te di positivo, magari questo ragazzo ha usato questo termine in maniera non propriamente corretta, ma di certo è un linguaggio che ormai non appartiene ai ragazzi della nostra età e l’ho trovato molto bello, assolutamente non una cosa negativa.

“Grazie.”

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