Demetra: prima il lato umano

di Raffaele Iorio 

Maria Antonietta Palmieri, presidente della cooperativa sociale Demetra, ha raccontato alcuni retroscena che si celano dietro al fenomeno dell’immigrazione. Malvagità e bontà raccontate per non dimenticarci di chi lavora per il bene preoccupandosi del lato umano.

È risaputo, la vita è come una lotteria. Basta nascere in un Paese a rischio povertà e la situazione si complica un tantino.  L’altra sera in tv si parlava di quante persone, tra quelle sbarcate, avessero il diritto di godere dello status di rifugiato politico. Una minoranza schiacciante, mandiamoli tutti a casa. Non è così semplice.

Vorrei raccontarvi la storia di un uomo ipotetico, mettiamo il caso nato in una zona come quella del delta del Niger (Leggi QUI: delta del Niger). Quest’uomo vedrà la sua terra devastata delle aziende petrolifere straniere. Due scelte, o decidere di restare in un luogo dalla mortalità elevatissima oppure scegliere di emigrare. Nonostante non abbia colpe, il nostro uomo sarà costretto a tentare la sorte da clandestino, le vie legali sono difficilissime da ottenere, lo status di rifugiato politico a lui, a cui hanno violentato la terra, non sarà permesso.

Il primo biglietto è andato male, la vita, si sa, è come una lotteria, così il nostro uomo deciderà di giocare ancora una volta con la sorte. Se non resterà bloccato in Libia, nei famosi centri di detenzione dei migranti (http://espresso.repubblica.it/internazionale/2017/09/08/news/migranti-la-costa-dei-lager-1.309011) e riuscirà  a non annegare a causa di gommoni, spesso sgonfiati apposta per essere percepiti come fatiscenti, sarà tratto in salvo da qualche nave di passaggio nel Mediterraneo.

Ma ancora non è finita.

Maria Antonietta Palmieri, presidente della Cooperativa Sociale Demetra, da diversi anni attiva nel campo dell’immigrazione, ci ha raccontato alcuni retroscena. Dalle sue parole risulta chiaro come queste persone sono alla mercé di gente senza umanità, non solo in Africa.

«Quella notte, raramente lo facevo, entrai in uno dei pullman con cui queste persone arrivano a Napoli, ebbi una sensazione strana, vidi un bambino con un adulto. La differenza d’età era notevole quindi non poteva essere il padre, allerto gli altri colleghi e la Croce Rossa e gli dico: “Ho una strana sensazione, vediamo di capire chi è questa persona”. Abbiamo scoperto che il bambino non era il figlio, né il nipote. A detta dell’uomo era un amico di famiglia, ma un bambino di 6/7 anni non può stare con un adulto in Italia».

Maria Antonietta continua descrivendo l’iter con cui, successivamente, sono riusciti a ricongiungere il bambino con la madre e la sorellina. Erano stati separati in Libia, partiti su due gommoni diversi – la madre con la sorellina e lui solo. Salvati da due ONG differenti, sono sbarcati in due posti diversi della Sicilia. Grazie alla comunità eritrea la donna è riuscita a mettersi in contatto con il proprio bambino.

A questo punto una domanda: perché l’uomo ha dichiarato di essere un amico di famiglia?

«Abbiamo pensato: per proteggerlo. Mi auguro che non fosse per venderlo. Perché è successo, anche a Napoli. I bambini sono venduti per essere sfruttati, o adottati, o per venderne gli organi».

Sbarcati in Italia, se gli sarà possibile, la sorte resterà ancora incerta.

«Siamo stati contattati nel 2011 per gestire dei ragazzi ospitati in una struttura nel vesuviano, dove gli stessi erano trascurati e trattati da numeri che portano soldi, lasciati a loro stessi. Così decidemmo di partecipare al bando di gara della Prefettura di Napoli e una volta vinta aprimmo questa struttura a via Marchesa. Per noi prima di tutto c’è il lato umano».

Se il nostro uomo sarà fortunato, riuscirà a inserirsi in un contesto come quello di Demetra e potrà essere trattato civilmente. Altrimenti sarà alla mercé di qualche affarista intento solo a guadagnare. Maria Antonietta, fin da subito, ha tenuto a precisare che i “suoi ragazzi” sono trattati con rispetto. Per loro si dà da fare, nonostante le difficoltà: i pagamenti della prefettura tardano sempre più.

«Una volta in una riunione in Prefettura perché chiamai i ragazzi “i miei ragazzi” e non gli immigrati, i neri o altri epiteti affidati a loro, i miei colleghi rimasero allibiti. Tengo a tutti e prima cosa, oltre alla salute, ci tengo che abbiano un’istruzione adeguata. Ma non tutti mi seguono».

Maria Antonietta guarda ai suoi ragazzi come delle risorse e non come una piaga. I più bravi li ha assunti per garantirgli un futuro. Futuro che augura a tutti.

Tirando le somme, questa non è che una piccola realtà in un mondo sconfinato. Non è facile, l’Africa in Italia non ci sta tutta. E le colpe come visto sono difficili da semplificare. La vita è come una lotteria, se il nostro uomo nascerà povero non per colpa sua, se vedrà la sua terra stuprata, se non morirà in una traversata – in cui gente spietata lucra sulla vita delle persone – e non sarà trattato come un numero in un centro di accoglienza – visto costantemente con diffidenza – forse potrà dire di aver vinto alla lotteria.

Nel frattempo sarà trascorsa una vita che nessuno mai gli restituirà.

 

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