Pelo infame, per te solo lame

di Alessandra De Paola 

Ci siamo.
Eccolo, il sole.
E con lui tutti i suoi obblighi: che fai, non ti fiondi al mare per preparare la pelle ad un’abbronzatura da urlo già durante le prime domeniche di aprile?
Non passi due ore in palestra per preparare glutei ed interno coscia ad essere mirati e rimirati?
Basta jeans strappati solo ad altezza del ginocchio, mettitela la gonna azzurra con le margherite gialle “che alla fiera dell’Est tuo padre comprò”. Ah, non puoi?
Non sei psicologicamente pronta a lasciare quel plaid di peli che ricopre le tue gambe, non ce la fai a vedere la tua pelle schiarirsi di almeno due gradazioni.
Ti capisco.
Quanto stress comporta fissare un appuntamento con la tua estetista di fiducia, strappatrice di peli e di dignità che perderai gemendo sotto le sue mani, confidente della tua sessione da aprile a settembre.
Lei non può, non può, non ce la fa.
Arrivi tardi.

È più ricercata di un detenuto sfuggito al 41 bis, perché le esigenze delle donne del XXI secolo si sincronizzano, così come quelle degli uomini, e loro sono lì a correre con i loro barattoli di cera incandescente e con strisce a mo’ di sciarpa.
Quanto è stressante dover rispondere ai canoni di bellezza femminile di quest’epoca?
E quanto ci costa?
Anche i profili Instagram delle blogger della porchetta di Ariccia esibiscono pelli ambrate, lisce, lucide, splendenti. Ma si fanno il bagno nell’olio di palma prima della foto?
Chi è che ci ha obbligate nel corso del tempo a dover brillare? Mica mi chiamo Stella. Mai con un minimo di ricrescita, mai con le sopracciglia spettinate, mai con la caviglia un po’ pungente.
Tra una ricrescita post-ceretta e l’altra che si fa? Si inizia una crociata a suon di “pelo infame, per te solo le lame!”
E via a graffiarsi gambe, cosce ed inguine, come la peggiore delle emo dell’annata 2009/2010.
Complice il fatto che tutti schifino i peli, si vanno a sostituire questi tagli pluridirezionali che sono ben più antiestetici.

Ma perché poi schifate i peli ed amate i gatti?

Comunque, non ce la prendiamo solo con gli uomini, i quali ormai vanno in crisi esistenziale se devono poggiare la bocca (o la lingua…) su qualcosa che non sia morbido, liscio e senza baffi; perché le vere problematiche delle donne che non si vogliono estirpare i peli come se fosse erba cattiva le fanno sorgere altre donne.
“Vivi e lascia vivere” non si porta più?

Voglio sentirmi libera di dormire con una foresta amazzonica sulle gambe, voglio costringere le zanzare a fare da spadaccine contro i miei durissimi peli perché se vogliono il mio sangue devono guadagnarselo.
Voglio non dover irritare la mia pelle con epilazioni continue solo perché l’ha deciso qualcuno che non sa spostare altrove lo sguardo, ma sa solo puntare il dito.
E per la cronaca: il dito sai già dove poterlo ficcare, magari all’altezza dei bulbi oculari.

In pace, Alessandra.

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