Le fake news della Grande Guerra 

di Raffaele Iorio 

Secoli di scienza non sono bastati a far desistere gli amanti del complottismo: la terra è piatta, ce lo nascondono le lobby di potere. Fin dagli albori dell’umanità, le fake news hanno condizionato gli uomini, nessun periodo storico escluso. Noi abbiamo scelto di raccontarvene alcune diffusesi durante la Grande Guerra.

La crocifissione di un canadese

Si racconta che alcuni soldati inglesi, nella primavera del 1915, avessero trovato un loro commilitone canadese crocifisso sulla porta di un granaio. Le baionette utilizzate per compiere il misfatto provarono che era stata tutta colpa dei tedeschi. La notizia fu subito resa nota e si diffuse velocemente tra le file dell’esercito. Nemmeno la stampa ne fu esclusa. Nell’edizione del 15 maggio la vicenda comparve tra le colonne del Times. Così di bocca in bocca, ovviamente, l’accaduto subì diverse variazioni, tra queste per esempio, c’è quella di un soldato canadese che in una missiva indirizzata alla famiglia informò che il numero di persone crocifisse arrivasse addirittura a sei.

I vaccini velenosi

Poco alla volta, dall’ ingresso in guerra, la situazione in Italia cominciò a farsi davvero critica, la miseria incombeva sulle genti del bel paese. Così iniziò a diffondersi la notizia che lo Stato avesse approvato l’iniezione di vaccini velenosi per far morire i bambini. Scopo dei potenti era quello di ridurre i consumi per i beni che diventavano sempre più scarsi. Molti medici e politici intervennero per evitare il panico e smascherare la falsa notizia ma la situazione finì per peggiorare. Era convinzione comune che i potenti fossero tutti corrotti. Così molte donne ritirarono i loro figli dalle scuole per evitare il peggio e, come si può immaginare, ci furono molte morti.

Franchi tiratori

Riuscireste a immaginare un docile frate belga armarsi di un fucile e sparare a quanti più tedeschi possibile? Lo scenario in situazioni critiche non sarebbe del tutto inimmaginabile ma durante la Grande Guerra questo non avvenne, o meglio, non nella vasta scala in cui si credeva. Infatti era da tempo condivisa tra le file tedesche l’opinione secondo cui in Belgio ci fosse una resistenza molto violenta. Gruppi di “franchi tiratori” ovvero gruppi di civili armati macellassero la vita di migliaia di soldati. Tra questi tiratori, si credeva, ci fossero molti esponenti del clero. È curioso ricordare come questa convinzione fosse stata rafforzata da una realtà particolare. In Belgio era abbastanza comune praticare dei fori sulle mura delle abitazioni per permettere alle impalcature di potersi reggere. Ovviamente la fantasia attribuì una diversa funzione: da quei buchi infatti si credeva che i franchi tiratori facessero partire i loro proiettili.

Queste e molte altre ancora le false notizie diffusesi durante gli anni della Grande Guerra. Ma da dove sono nate? Escludendo il lavoro della propaganda che ne ha create alcune per scopi d’interesse, molte fake news sono nate e diffusesi in modo spontaneo. Non mancarono studiosi che se ne occuparono. Secondo Marc Bloch, storico francese (1886-1944), la Grande Guerra avrebbe creato un enorme esperimento sociale in cui studiare le convinzioni collettive, le uniche capaci di essere terreno fertile per il proliferare delle false credenze. Lo studioso nella seconda parte dello scritto, La guerra e le false notizie, riflette sull’ origine e la diffusione delle fake news. Queste possono essere ritenute vere dagli individui solo se già sedimentate nelle loro teste. Così, per esempio, se si odia il nemico sarà più facile immaginare che abbia compiuto i più atroci crimini. Le false notizie non fanno altro che alimentare paure, pregiudizi, odio e far leva sulle forti emozioni.

Oggi la psicologia ha fatto passi da gigante nello studio di questo fenomeno, anche se, come visto, le fake news continuano a proliferare. Noi consigliamo di stare attenti e consultare quante più fonti possibili pima di arrivare a conclusioni affrettate.

 

Disegno di Federica Colosimo 

 

 

 

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