Maus: l’ennesimo libro sull’Olocausto

di Raffaele Iorio 

Maus è un romanzo a fumetti di Art Spiegelman. Pubblicato in due periodi diversi, racconta le vicende del padre dell’autore, Vladek, durante la Seconda Guerra Mondiale e di chi gli è stato intorno, anche dopo la fine degli anni bui.
Ennesimo libro sull’ Olocausto? Non direi. Evitando di cadere nel qualunquismo, una lezione di storia andrebbe fatta a molta gente, soprattutto a chi, ancora oggi, idolatra Mussolini o al suo simpatico amico di “giochi” Adolf o, semplicemente, crede che tutti i suoi problemi derivino dal prossimo. Ieri erano gli ebrei, poi i meridionali, oggi mettiamoci omosessuali e immigrati e il gioco è fatto. All’odio non c’è mai fine.

Ed è in contesti come questi che testimonianze come quella di Art Spiegelman diventano attuali e ci servono moltissimo.

Maus è un fumetto autobiografico il cui filo narrativo è segnato dalle continue domande che Artie fa a suo padre ormai vecchio. Divisa in due parti, Mio padre sanguina storia e E qui sono cominciati i miei guai, la graphic racconta spaccati di vita quotidiana che si intrecciano con le vicende passate di Vladek e i suoi familiari, tra cui la madre dell’autore Anja. I personaggi sono rappresentati con aspetto animale, è facile capire del perché i tedeschi siano gatti mentre gli ebrei topi. Non vi racconterò nulla di tutto ciò per non rovinare la lettura però su un punto è giusto insistere: il valore altamente autobiografico dell’opera ci permette di scoprire il travaglio subito dall’ artista per colpa della guerra, anche se Spiegelman non l’ha mai subita direttamente, infatti è nato subito dopo la fine del conflitto.
Così subito balza agli occhi una triste verità: l’Olocausto ha continuato a fare danni anche dopo la sua fine, danni tanto grandi da rendere la vita quasi un inferno. Prendetevi qualche secondo per leggere queste due pagine.

          

Siamo nella seconda parte del fumetto, la storia scritta da Art ha avuto un grande successo e l’autore non riesce a sopportare tanto peso. Da tempo si fa aiutare da uno specialista ceco, anche lui vissuto nei campi di concentramento. Frasi come: «Qualsiasi cosa realizzi, non sarà mai nulla rispetto all’essere sopravvissuti ad Auschwitz» o «Così pensi che sopravvivere è ammirevole. Significa che NON sopravvivere NON è ammirevole» sottolineano i sensi di colpa di un uomo vissuto nell’agio. Artie ne soffre come ne hanno sofferto e continuano a soffrirne migliaia di persone.

Tutto ciò non ti rende la vita facile, non dovrebbe mai avvenire e per questo quando «A-ha. Samuel Beckett disse una volta “ogni parola è una macchia inutile sul silenzio e sul nulla”» si dovrebbe essere solo parzialmente d’accordo. Parole come quelle di Spiegelman non riecheggeranno mai nel nulla finché ci sarà qualcuno disposto ad ascoltarle.

Per questo alla domanda «L’ennesimo?», risponderò sempre: «Non direi». Libri come Maus hanno sempre tanto da insegnare.

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