I pregiudizi uccidono sul serio: il parere degli psicologi

di Ferdinando Ramaglia 

Pensiamo spesso alle parole dure che ci vengono dette durante la nostra vita: facciamo di tutto per evitarle, per apparire diversi; indossiamo quotidianamente le maschere giuste per non dar da pensare agli altri, per evitare l’impatto che i pregiudizi avrebbero su di noi.

Ma quanto ci fanno male?

La ricerca psicologica risponde: molto, più di quanto possiamo immaginare!
A tal proposito il 16 marzo 2018, a Napoli, nella sala congressi della Federico II, si è svolto un seminario chiamato “La salute delle persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender tra stigma e risorse: modelli a confronto”, all’interno del quale psicologi clinici, dello sviluppo, sociali e sociologi hanno discusso degli effetti sulla salute dei pregiudizi, in particolare modo di quelli riguardanti la LGBT community. Questo evento ha ospitato una lectio magistralis tenuta da David M. Frost, psicologo e ricercatore americano che ha sottolineato le connessioni tra salute e pregiudizio, evidenziando i processi attraverso i quali i preconcetti arrivano a danneggiarci nella mente e nel corpo, e chi più paga le conseguenze è la comunità omosessuale.

Perché proprio loro?

Frost ci spiega come omosessuali, lesbiche, bisex e trans siano stigmatizzati – cioè marchiati negativamente – dalla società e per questo sono più vulnerabili a fonti di angoscia (in gergo, stressors) chiamate “minority stress”.

Secondo le ricerche di Frost i minority stressors assumono diverse forme: pregiudizi legati ad un evento della vita, discriminazioni quotidiane, aspettative di rifiuto e omofobia interiorizzata. Pensiamo a quanto possa essere stressante il coming out.
Questo evento provoca, da un lato, una riorganizzazione interna alla famiglia, che si apre o, al contrario, si chiude all’accettazione di un figlio omosessuale che rompe le aspettative eterosessuali dei genitori; dall’altro, un completo riassetto del proprio sé: in una sola e sincera, quanto difficile, affermazione, i mondi interno ed esterno si incontrano, ma più delle volte si scontrano. Ciò che si vuole essere e ciò che gli altri vogliono sentire e vedere, in una società eterocentrica, cozzano parecchio. Frost sottolinea anche come questi stressors non si vivano solo in isolamento, ma seguono la persona nel lavoro, nella vita di coppia e nelle azioni di tutti i giorni e come la loro vita risulti di conseguenza come un costante mettersi in discussione.
Le coppie same-sex si influenzano a vicenda perché gli stressors di ambedue i partners si incrociano, creando una discrepanza che ha effetti negativi sulla salute. Ad esempio, il fatto che camminino per strada e si mostrino in maniera trasparente come una coppia, li espone ad eventuali discriminazioni che incidono sul loro livello di stress.

Secondo Frost, anche i discorsi negativi tenuti dai politici e trasmessi dai mass media possono avere impatti negativi sulla salute molto seri. Ma quali sono questi impatti negativi?
Le persone omosessuali, rispetto agli eterosessuali hanno una maggiore probabilità di contrarre:

Dal punto di vista psicologico:
-Disturbi dell’umore
-Disturbi di ansia
-Dipendenza da droghe e farmaci
-Istinti suicidi
-Depressione.

Dal punto di vista fisico:
-HIV/AIDS
-Tumori
-Malattie croniche come l’asma.

Durante il seminario abbiamo posto due domande al dottor David M. Frost:

Perché è così importante il modello minority stress per comprendere questo fenomeno?

“Penso che sia importante perché offre una spiegazione riguardo al perché continuiamo a vedere differenze nella salute causate dall’orientamento sessuale e dalla identità di genere. Non è vero che essere gay o trans porta una cattiva salute, ma è il mondo in cui la società tratta le persone gay o trans che può incidere negativamente sulla condizione fisica che, in media, diventa precaria. Quindi è un modo per spiegarci come questo sia un problema della società piuttosto che un problema della comunità LGBT.”

Cosa possono fare il lavoro, le istituzioni e l’opinione pubblica a proposito di questi stressors? Come evitarli?

“Sicuramente i contesti di educazione e le scuole devono insegnare la tolleranza, ma non esclusivamente la tolleranza: anche l’accettazione, il fatto che la sessualità possa variare da persona a persona e che non esistono solo due identità di genere o un solo modo per esprimere la propria identità sessuale. Prima lo impariamo nella vita e maggiormente saremo propensi ad abbracciare la diversità. Quindi più interventi nelle scuole, ma anche sensibilizzazione attraverso i media e nel quotidiano per combattere questi stereotipi.”

Dunque, sembra abbastanza chiaro che i pregiudizi siano lame sottili che trafiggono la vita di chi è diverso, o meglio, di chi è diverso per gli altri. Sarebbe troppo scontato dire che siamo tutti uguali. Ma a quanto pare, sì, siamo tutti diversi: deponiamo le armi.

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