Napule è

di Carlotta Maschio 

Questa non è una difesa a spada tratta di Napoli, perché si difende già benissimo da sola.

«Considero qualità della vita poter mangiare ovunque cose squisite e semplici a prezzi bassi, che altrove sarebbero irreali. Considero qualità della vita il mare che si aggira nella stanza del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo. Considero qualità della vita il vento che spazza il golfo dai quattro punti cardinali e fa l’aria leggera. Considero qualità della vita l’eccellenza del caffè napoletano e della pizza. Considero qualità di vita la cortesia e il sorriso entrando in un negozio, la musica per strada. Considero qualità della vita la storia che affiora dappertutto. Considero qualità della vita la geografia che consola a prima vista, e considero qualità della vita l’ironia diffusa che permette di accogliere queste graduatorie con un “Ma faciteme ‘o piacere”. Per consiglio, nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare».

Con queste parole lo scrittore Erri De Luca commentava la classifica, stilata dal «Sole 24 ore», che basandosi sul concetto di qualità di vita, relegava Napoli al penultimo posto tra le città italiane.
«Napoli è solo delinquenza»; «…è la città della C A M O R R A»; «…nessuno rispetta le regole e si vive nel caos».
Tante volte ho sentito queste frasi, dai napoletani stessi soprattutto, e tante volte da buona napoletana (bassa e con gli occhi neri) mi è ribollito il sangue nelle vene. Si parla di Napoli, come se Napoli stessa, con il suo mare, con il suo Vesuvio, con la sua pizza a portafoglio a poco più di un euro, fosse la causa di tutti i mali del napoletano. Ma mi sono messa d’impegno e ho provato a paragonare la mia Napoli con altre città che sono prese spesso a modello (“succede cà, vir se succede a’ Milano”).

Milano, ad esempio, è una città molto ordinata, guai a non mettere il casco se si va in motorino, molti per ottimizzare i tempi, infatti, usano indossarlo anche per fare sosta al bar a prendere un caffè (se si può chiamarlo caffè). Sono sempre di corsa, perché giustamente bisogna lavorare, non come noi napoletani che, diciamocelo, siamo spesso in strada ad orari improbabili nei quali invece dovremmo essere in ufficio.

Milano, dicevamo, una città all’estremo nord italiano, dove il sole effettivamente ci batte poco e la nebbia e lo smog, non essendoci il mare, la fanno da padrona. Ma si sa, niente è perfetto!
Spesso a tutti noi credo, sarà capitato qualche volta di ritrovare un vecchio amico e darsi appuntamento dopo cena, in settimana, per prendere un caffè ad un bar non troppo lontano da casa magari… beh, a Milano sarebbe un’impresa un tantino ardua trovare un bar aperto dopo le otto di sera in settimana, vige una sorta di coprifuoco autoindotto dai cittadini stessi, che rende la cosa alquanto difficile.
Se proviamo poi a spostarci al di fuori dell’Italia, la cosa non migliora di certo. Parliamo di Amsterdam ad esempio, una città molto libera sotto molti punti di vista. Ricca di giovani, di attività, ma in cui si ha la sensazione di essere costantemente sotto controllo. Non vi imbatterete in nessun cane randagio, e se la cosa può sembrarvi positiva o non molto rilevante, personalmente è stata una delle cose che mi ha più terrorizzata. Rappresenta il controllo totale di tutto ciò che circonda il cittadino. La vita tra l’altro è carissima e non vi parlo di affitti o abbonamenti dei mezzi pubblici. Non è da tutti fare colazione ogni mattina ad un bar, un caffè arriva a costare anche 3,50 euro, e il clima è perennemente rigido e grigio.

Mi sento spesso, troppo spesso, dire che Napoli è il caos, perché ci sono scugnizzi che urlano per i vicoli rincorrendo un pallone, citando la mamma dell’avversario magari; mi sento dire che a Napoli nessuno lavora perché non se ne ha voglia, ma non è mica vero che siamo tutti disoccupati a Napoli, se anche fosse, forse con un sole caldo che illumina le vie di Mergellina il 15 gennaio, è più bello farsi una camminata che rinchiudersi tra le quattro mura di un ufficio, e poi fermarsi a mangiare una pizza margherita a tre euro e bersi poi un caffè ad ottanta centesimi, che buono come lo fanno a Napoli da nessuna parte nel mondo.
Mi viene da pensare che la qualità di vita, quel concetto tanto analizzato dal «Sole 24 ore», non abbia proprio niente che possa rendere un uomo davvero felice e dargli una buona qualità di vita, perché il concetto di quiete, non è un concetto auspicabile nella vita terrena e a Napoli c’è sempre rumore, perché il rumore, il caos, ci ricordano che siamo vivi.

Napoli è un’emozione, con il sole e con la pioggia, quando guardi quel panorama ti strappa dal ventre la felicità e la tristezza.
Napoli è la vita che corre per le strade sommerse di gente che non ti fa sentire mai solo.
Napoli è per tutti ma non tutti potranno capirla mai del tutto.

Napoli è la patria di grandi artisti perché certe poesie può tirartele fuori solo Lei.
Napule è…

foto di Luisa Ruggiero

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