Dalì a Napoli: il surreale… nel reale

di Francesco Di Marzo

Napoli, Palazzo delle Arti. Si è conclusa ieri la mostra dal titolo “Io Dalì” dedicata ad una delle personalità più note del secolo scorso. Organizzata dall’ Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli con la Fundació Gala- Salvador Dalí e co-organizzata con C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, la mostra al PAN ha registrato più di 30mila ingressi dal 1 marzo al 10 Giugno scorso.

Curiosità, marketing o valore artistico riconosciuto all’installazione? Scopriamolo.

Dalì: un surrealista in una città surreale, estrema e visionaria. Come lui, le sue opere, la propria visione della vita. Tutto questo, o forse niente. Ma Dalì chi è? L’artista, lo scenografo, il fotografo, il pittore? Tutte queste sue innumerevoli caratteristiche sono raffigurate al PAN di Napoli. Il tutto terribilmente circoscritto ad una mera presentazione di fotografie e poche opere d’arte di un autore totalmente eccentrico e poliedrico; forse tutto troppo restrittivo e descrittivo.

Analizzando attentamente ciò che si vede in questa mostra, l’aspetto decisamente più significativo è sicuramente l’estremo volersi porre in avanti con i tempi, da parte dell’autore, rispetto agli altri contemporanei e soprattutto all’epoca moderna. La visionarietà di Dalì ha fatto sì che anticipasse con le sue opere e il suo modo di vedere le cose tanti problemi della nostra attuale società.

Basta citare una sua frase per comprendere al meglio tutto questo: “Considero la televisione, il cinema, la stampa, il giornalismo alla stregua di grandi strumenti moderni di svilimento e di rincretinimento delle folle, ma adoro utilizzarli perché, dal punto di vista pratico, dopo ci sono più persone che corrono dietro a Dalì e i quadri si vendono più cari. E allora, visto che esistono, sarebbe del tutto sciocco non approfittarne, tutto qua”.

E che cos’è la società attuale se non il ritratto che ha dato con questa frase? E questa mostra? Non è la perfetta raffigurazione e circoscrizione di quello che ci dice e mostra la società? Troppe aspettative intorno a degli eventi che magari sono seguiti soltanto per il rincretinimento delle folle, “Music for the Masses”, come cantavano i Depeche Mode. Un qualcosa di surreale appunto. Come lui.

La stessa mostra, l’autore, un prodotto fabbricato da lui, ne fanno il promotore abilissimo della sua immagine e mago della pubblicità personale.

 

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