Change.org: la piattaforma che cambia i rapporti di potere

di Raffaele Iorio 

Febbraio 2007. Il californiano Ben Rattray fonda Change.org il sito di petizioni online destinato a cambiare la vita di migliaia di persone.

“Chiudiamo Taiji, la baia della morte”, “Inserimento in GAE di tutti i diplomati magistrali 2001-2002”, “Assistenza per Mario” sono solo alcune delle petizioni lanciate sulla piattaforma Change.org.
Fondata nel 2007 dall’attuale CEO Ben Rattray, quella che oggi è registrata negli Stati Uniti come B-corporation ha subito diverse mutazioni, da social network a blog, fino a raggiungere l’attuale aspetto di piattaforma online.

Tutto è iniziato da una visione. Come espresso dal fondatore, l’obiettivo era ed è: “Cambiare gli equilibri di potere tra individui e grandi organizzazioni”. Un’idea semplice che oggi, con un numero approssimativo di 200 milioni di utenti e uffici in 18 Paesi del mondo, sta dando voce a chiunque.
I cambiamenti grazie a Change.org possono partire dal basso. Molti di questi sono avvenuti e avverranno, come il blocco della creazione di uno zoo a Torino o l’approvazione del biotestamento:

“#fatepresto Appello per l’approvazione della legge sul testamento biologico”

Così recita il titolo di una delle petizioni vinte.
Gli utenti hanno chiesto al governo di non tergiversare e dopo qualche piccolo imprevisto finalmente nel dicembre 2017 la legge è stata approvata ed è entrata in vigore dopo l’uscita sulla gazzetta ufficiale, avvenuta a metà gennaio. Hanno contribuito alla causa poco più di centomila sostenitori che hanno esercitato, senz’altro, una forte pressione.
L’unione fa la forza e le battaglie per un mondo più giusto sono ancora tante.

Tra queste: “Vogliamo che tutte le bottiglie siano completamente biodegradabili”

Un ingente numero di particelle di plastica galleggia nei nostri mari e l’ecosistema intero è in pericolo. Si sente sempre più l’esigenza di provvedere a livello mondiale.
Moltissimo materiale finisce nei nostri mari a causa del sovrappopolamento, della noncuranza dei produttori e dei consumatori o a causa dell’inadeguatezza delle strutture adibite allo smaltimento dei rifiuti. Una possibile alternativa alla plastica potrebbero essere materiali biodegradabili come il PLA, ossia l’acido polilattico.
Unirsi alle persone che hanno firmato è semplice, basta accedere al sito www.change.org e contribuire registrandosi con la propria e-mail.
Molti sono stati i benefici, ma nonostante tutto non sono mancate le polemiche. Tra queste, c’è chi sostiene che contribuire a una causa con un click alimenterebbe la pigrizia e servirebbe solo ad alleggerirsi la coscienza o c’è chi dice che la moltitudine di petizioni lanciate creerebbe confusione.

Ogni realtà ha i suoi pro e i suoi contro e non si possono ignorare queste voci. È vero che la comodità di una tastiera potrebbe impigrire il cittadino, ma è altrettanto vero che internet dà voce a chiunque, anche a chi prima era impossibilitato a farlo. Che sia un click o una condivisione o ancora il lancio di una petizione, l’importante è non dimenticarsi mai di fare tutto il possibile quando se ne ha la possibilità.

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