L’occasione fa l’uomo ladro

di Veronica Nastri 

La convinzione di essere “l’eccezione alla regola”, oltre ad essere statisticamente irragionevole, non fa altro che rendere le persone sempre più vulnerabili alle forze situazionali, perché si finisce per sottovalutare il potere di tali forze, sopravvalutando eccessivamente noi stessi.

Philip Zimbardo è stato l’autore di uno dei più famosi esperimenti realizzati nell’ambito della psicologia sociale, è proprio grazie all’«Esperimento di Stanford» che la sua fama ha raggiunto l’apice del successo.

Durante il suo corso di Psicologia sociale, Zimbardo ha proposto ad un gruppo di studenti di svolgere e approfondire alcuni argomenti. Gli studenti guidati da David Jaffe, anch’egli allievo di Zimbardo, hanno deciso di sperimentare la sensazione della detenzione e per riuscire nel loro intento, hanno organizzato un fine settimana di reclusione in una falsa prigione.
Quando David e il suo gruppo sono ritornati in aula, hanno riportato la loro esperienza; da qui è scaturito l’interesse di Zimbardo per il tema dell’imprigionamento. Si accorse, che quello che gli studenti avevano sperimentato, meritava di essere approfondito.

Il Dott. Zimbardo, insieme ai suoi colleghi, decide così di mettere a punto un disegno sperimentale, con il quale, cerca di interpretare e spiegare “la cattiveria”, il perché le persone “buone” finiscono con il compiere cattive azioni.

Riprodurre la vita carceraria nel seminterrato dell’edificio di Psicologia dell’Università di Stanford, a Palo Alto California, era l’unica soluzione per analizzare le trasformazioni del carattere di natura situazionale.

Con l’aiuto di Carl Prescott, ex detenuto, è stata costruita una vera e propria prigione, poi con un’inserzione sul giornale locale, sono state “reclutate” quelle che sarebbero diventate, le “cavie” per il famoso esperimento; il compenso di 15 dollari al giorno, per due settimane, motivò più di 100 persone a rispondere all’annuncio.
Tutti coloro che risposero all’inserzione sono stati intervistati e sottoposti a test di personalità. Ne sono stati scelti 24: tutti di sesso maschile definiti stabili psicologicamente, senza disabilità fisiche né trascorsi di reclusione. Giovani maschi, intelligenti e di media estrazione sociale. In una seconda selezione tra 24 soggetti, 18 furono coinvolti nel caso mentre i restanti 6 rimasero a disposizione.

L’esperimento vero e proprio inizia la mattina del 15 agosto: grazie alla collaborazione della polizia della città di Palo Alto, Zimbardo riesce a mettere in scena un vero e proprio arresto di massa; ma il principio della sacralità della dignità umana ha determinato, anticipatamente, la fine dell’osservazione che è durata solo 6 giorni.

L’esperimento non si è concluso non solo per questo motivo, ma anche perché si è verificata un’escalation alquanto eccessiva di aggressioni sia fisiche che psichiche, perpetrate dalle guardie nei confronti dei prigionieri.

È stata rivelata un’efficace illustrazione del fatto che la nostra natura può essere modificata, sia verso il lato buono, innocente, sia verso quello cattivo, perverso.

L’essere umano, per sua natura, tende ad essere illuso di non essere “mostro” e vive con la stessa illusione che mai potrà esserlo; sicuri della nostra piena umanità, viviamo con la certezza che non potrebbe capitarci di essere attratti dalla follia del male.

Le situazioni contano.

Si può dedurre che il gioco di ruolo sia diventato interiorizzazione del ruolo: i caratteri e le identità dei ruoli immaginari sono stati appieno assunti dagli attori.

Il fattore ‘gruppo’, difatti è fondamentale: in esso l’individuo, in questo contesto le guardie, si sentono protetti, deresponsabilizzati fino a perdere, talora, la propria identità.

Le persone possono diventare malvagie quando si creano situazioni che bloccano, sospendono o distorcono i controlli che normalmente guidano il comportamento. La sospensione del controllo cognitivo ha molteplici conseguenze, tra le quali la sospensione di coscienza, del senso di responsabilità personale e della moralità.

Solo il riconoscersi come un unico volume appartenente allo stesso libro e scritto da un unico autore, ci permetterà di ammettere la nostra vulnerabilità alle forze situazionali; l’umiltà, prendendo il sopravvento sull’orgoglio ingiustificato ci aiuterà a tollerare l’idea ragionevole, di essere tutti soggetti, in egual quantità, alle stesse forze dinamiche della condizione umana.

Qualunque atto commesso da qualunque essere umano, per quanto orrendo sia, può essere commesso da chiunque di noi, nelle circostanze situazionali giuste o sbagliate.

 

 

 

 

 

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