I robot ci uccideranno tutti? Tranquilli, è già successo

di Raffaele Iorio

L’intelligenza artificiale sta facendo sempre più passi da gigante. Per alcuni sta per aprirsi uno scenario catastrofico in cui le macchine ci distruggeranno. Niente paura è già successo ma solo nella finzione. R.U.R: il dramma fantascientifico in cui i robot uccidono tutti.

È ormai storia la notizia della vittoria di Deep Blue, computer programmato da IBM, a discapito dell’allora campione mondiale di scacchi Garry Kasparov. Da quel lontano 1997 le intelligenze artificiali hanno compiuto passi da gigante arrivando persino a ricoprire ruoli dirigenziali. È il caso di Vital, un algoritmo, che dal 2014 è entrato a far parte nel consiglio di amministrazione della società cinese Deep Knowledge. Vital, infatti, riuscirebbe a capire meglio le tendenze di mercato rispetto agli uomini.

Secondo gli esperti, entro un secolo si stima di riuscire a ricreare robot sempre più intelligenti tanto da superare l’abilità umana. Per alcuni, così, starebbe per aprirsi uno scenario catastrofico in cui le macchine prenderanno il sopravvento, proprio come noi abbiamo fatto sul resto della specie animale. Distopia o no, amiamo essere ottimisti, pensando ai grandi vantaggi che derivano da un uso corretto delle nuove tecnologie.
                                                                                   R.U.R

In questo scenario apocalittico ci piace ricordare R.U.R, un dramma utopico fantascientifico dello
scrittore ceco Karel Čapek. Opera importantissima non solo per i diversi significati satirici e rimandi attuali ma anche per aver dato origine al sostantivo robot.
Tratto dal ceco “robota”, lavoraccio, di radice slava “rob” ovvero schiavo, il termine ha avuto molta fortuna entrando nel lessico comune. Usato, ormai, da tutti per indicare macchine dotate di relativa intelligenza. Ma quelli di Čapek erano in realtà “replicanti” fatti di materia organica e molto simili agli uomini. R.U.R fu scritta nel 1920 e rappresentata per la prima volta al Teatro nazionale di Praga nel 1921. La storia in tre atti fu una critica alle teorie dello scientismo e del razionalismo. Per farla breve, si credeva che la scienza con i suoi metodi e le sue scoperte avrebbe soddisfatto tutti i bisogni umani.

Questo era effettivamente l’intento di Domin, direttore generale della fabbrica che genera robot.
Ai replicanti infatti dovevano spettare i lavori più faticosi così da rendere più semplice la vita. La situazione, però, prenderà una brutta piega, il malcontento degli uomini divamperà, ma i robot, in maggioranza, riusciranno a conquistare la terra.
Nonostante tutto ci sarà un lieto fine, in un certo senso: i robot impareranno le tecniche di riproduzione umana scoprendo che cosa sia l’amore.

La storia può sembrare un po’ bizzarra ma va inserita in un contesto di grandi timori. R.U.R ci insegna che d’allora è cambiato poco: oggi, come in passato, i progressi della scienza avanzano sempre più spediti e il pessimismo nei confronti del genere umano divaga. Tempi instabili, certo, simili ai nostri.
Nel periodo in cui è stato inserito il dramma, però, si era appena conclusa la Grande guerra. Armi sempre più potenti stavano nascendo e la fine del mondo per mano umana non era uno scenario tanto bizzarro. Oggi, come allora, il progresso fa paura e l’instabilità economica non migliora le cose.

Si dice: la storia insegna.
Allora speriamo di imparare la lezione, altrimenti le cose per noi si metteranno davvero male.

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