Teatro, insicurezze e sensibilità

Non nasce teatro laddove la vita è piena, dove si è soddisfatti.

Il teatro nasce dove ci sono delle ferite, dove ci sono dei vuoti.

È dove qualcuno ha bisogno di stare ad ascoltare qualcosa che qualcun altro ha da dire a lui” disse una volta Jacques Coupeau e mai citazione ha dato tanta giustizia a quest’arte tanto immensa quanto viscerale.

 

Il teatro non è solo finzione, ma una realtà parallela.

È un’anima vera che si mostra con il mondo.

Il “se fossi stato” che nella vita abbiamo avuto paura di essere.

Dietro i riflettori e i muri di cartapesta ci sono storie vere mai raccontate e paure dette sottovoce.

Il teatro è forza, ma è soprattutto insicurezze e sensibilità.

 

Ciò lo conferma Andrea, teatrante appassionato e aspirante attore professionista che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

 

 

Chi è Andrea De Luca?

“Andrea De Luca è un ragazzo cresciuto in Calabria sui Monti del Pollino, a Mormanno, in provincia di Cosenza.

Da piccolo ha maturato la passione per il teatro. Grazie all’aiuto della compagnia teatrale locale “La Compagnia del Cucco” ha intrapreso questa strada seriamente, trasferendosi poi a Roma all’Accademia delle arti drammatiche “Teatro Senza Tempo”, dove attualmente frequenta l’ultimo anno. Ha lavorato a stretto contatto con Pietro de Silva, importante attore, commediografo e regista italiano.

Andrea è un aspirante attore e insegnante, un semplice ragazzo che cerca di inseguire i suoi sogni.”

Quando hai capito che recitare sarebbe stato il tuo mestiere?

“Non ricordo il momento preciso in cui ho capito di voler fare l’attore, credo sia sempre stato un qualcosa che avevo dentro di me. La consapevolezza di voler fare questo mestiere è nata a poco a poco, ogni volta che esibendomi mi accorgevo che potevo regalare emozioni.”

 

Quindi il mestiere dell’attore non è sempre dovuto a una scelta consapevole?

“Ti rispondo con le parole del mio insegnante: “Questo lavoro non sei tu a sceglierlo, ma è lui che sceglie te”.

Il teatro è un qualcosa di grande, di intenso ed è difficile spiegare perché si sceglie di farlo.

È un’esigenza che preme di essere assecondata perché permette di sentirti vivo ogni volta che sali su un palcoscenico.

Voglio crederci per tutta la vita.”

 

Prima hai citato l’Accademia dove studi e lavori. Hai qualche progetto o spettacolo in programma?

“I progetti in realtà sono tanti, ma per ora ti parlo di quelli che realizzerò a breve.

Come insegnante attualmente lavoro presso un laboratorio di musical a cura di Greta Polinori nella scuola di danza “Danzaeuropa” a Roma.

Per nome dell’Accademia, invece, insieme alla mia collega del “Castello delle favole”, una compagnia di spettacoli per bambini per cui lavoro da tre anni, gestisco un laboratorio di teatro per bambini una volta a settimana.

Per quanto riguarda gli spettacoli, il 14 Maggio sarò in scena a Roma insieme alla compagnia “Il castello delle Favole” con “Il Mago di Oz”, mentre il 27 Maggio sarò in scena al Teatro SalaUno di Roma con “La tempesta di Shakespeare” e il 14 Giugno  al “Teatro Roma” con “La Rosa incantata”, un musical con gli allievi della scuola teatrale per cui lavoro.”

 

Secondo te in che modo il teatro aiuta a far venire fuori la parte autentica di se stessi?

 “Credo attraverso l’interpretazione di un personaggio.

Nel momento di studio e limatura di un copione, infatti, si conoscono tratti di quel personaggio che scopri di avere anche tu.

L’immedesimazione con il personaggio, pertanto, è un passaggio fondamentale sia per il buon esito dello spettacolo che per conoscersi.

Il teatro oltre che un percorso individuale, è anche collettivo.

È lavoro di gruppo e l’interazione con gli altri, soprattutto con il pubblico, permette di percepire meglio i limiti e le capacità, dando modo di avere una percezione più chiara di se stessi. Non a caso il teatro viene considerato un’arte terapeutica, soprattutto per la timidezza.”

 

A tuo parere il teatro può essere considerato una cura temporanea  o permanente della timidezza?

 “Per mia esperienza posso dire che non è assolutamente temporanea, anzi, tutte le sicurezze che ho acquisito sul palco riesco a portarle con me anche fuori da esso.

Tutto quello che sono lo devo al teatro e non ti nascondo che ancora oggi, nei momenti di tristezza, mi rifugio dentro le mura di un teatro per ritrovare la felicità e la forza.

C’è da dire anche che una volta che si comincia teatro, non se ne riesce a fare più a meno, che sia per passione o per lavoro, motivo per cui nemmeno ci sarebbe l’occasione per poter interrompere il percorso di sicurezza che si intraprende.

Il teatro è una cura permanente sotto tutti i punti di vista.”

 

Pensi che la timidezza possa rappresentare un limite ai fini della credibilità o verosimiglianza di un personaggio?

 

“Sì la timidezza e l’insicurezza influiscono tanto nell’interpretazione di un personaggio.

Quando sei sul palco sei nudo, si vede tutto quello che provi, tutto quello che senti, tutto quello di cui hai paura. Il pubblico lo percepisce.
È importante durante le prove cercare di lasciare fuori i conti in sospeso per focalizzarsi in tutto e per tutto sull’obiettivo da raggiungere.

Ho visto andare via molte persone proprio perché non riuscivano ad abbandonare le preoccupazioni, ma posso garantire che chi ci prova fino alla fine, poi non se ne pente più.”

 

Che cos’è l’insicurezza per un attore? 

 

“L’insicurezza per un attore ha a che fare maggiormente con i dettagli di scena.

Spesso, se non addirittura quasi la maggior parte delle volte, gli attori sono insicuri sulla memoria di un testo o sull’intonazione di una battuta, così come possono essere incerti sul come muoversi in scena o sul come interpretare in maniera efficace un determinato personaggio.

Penso però, almeno per me, che l’insicurezza più grande per un attore ha a che fare con il riscontro del pubblico.

Un attore vive di emozioni, sia proprie che altrui, e non sa mai se queste ultime concordano con le proprie oppure no. Se è riuscito a trasmettere correttamente ciò che voleva, nel modo in cui voleva.”

 

 

Secondo te, per vincere l’insicurezza, è bene che un attore reciti un personaggio vicino o lontano dal proprio modo di essere?

 

“Secondo me bisogna interpretare un personaggio lontano da se stessi perché in questo modo si riesce a controllare con più lucidità le proprie emozioni.

Quando riesci a comprendere qualcosa puoi cambiarla.

Anche se però, in quanto attore, sento di precisare che nessun personaggio è realmente distante perché, in un modo o nell’altro, ha sempre qualcosa di te, esteticamente o caratterialmente, poco o tanto che sia.”

 

 

È possibile per un attore sensibile riuscire a mantenere un distacco tra la sua sfera interiore e quella del personaggio che interpreta?

 

“Sì è possibile, ma soltanto grazie all’esperienza e al metodo di immedesimazione studiato.

In Italia siamo più propensi ad applicare il metodo Stanislavskij, un principio di parziale immedesimazione improntato sul processo di associazione emotiva, ossia il dover ricordare e rivivere reali esperienze personali, tristi o felici che siano, per poter riproporle su una scena analoga con le stesse emozioni e intensità.

Con questo metodo l’immedesimazione emotiva con il personaggio è limitata, quindi, alla sola scena in questione.

Esistono però alcuni paesi europei dove, invece, viene applicato il metodo di Strasberg che è molto più intenso e devastante, visto che è basato su un principio di totale immedesimazione, motivo per cui l’attore deve vivere le stesse e identiche dinamiche sulla sua pelle.

Questo ci fa capire che l’efficacia del distacco tra la sfera interiore personale e quella del personaggio dipende molto dal modo in cui si lavora sul personaggio stesso. C’è chi lo assorbe talmente tanto al punto che per liberarsi delle vesti che ha assunto ci mette tempo e chi, invece, riesce a farlo subito dopo la fine dello spettacolo.”

 

 

Concludiamo l’intervista con una domanda “collettiva”.

Cosa senti di dire a tutti i giovani attori e aspiranti attori, che soffrono di timidezza o insicurezza?

 

“Posso solo dire di fare tanta esperienza sul palco e di continuare a studiare, perché solo tramite lo studio tutte le insicurezze svaniranno col tempo.
Consiglio di avere la perseveranza di continuare a seguire i propri sogni nonostante le difficoltà e di crederci fino in fondo perché il teatro è una cura per l’anima che cambia totalmente la vita.”

 

di Alessia Miranda

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