Venti edizioni di Discodays: la Musica che festeggia

di Marzia Figliolia

Una volta, Kurt Vonnegut scrisse che la musica, sopra ogni altra cosa, aveva reso la sua vita degna di essere vissuta; e ancora: “Semmai dovessi morire, Dio me ne scampi, vorrei che questo fosse il mio epitaffio: l’unica prova dell’esistenza di Dio di cui ebbe bisogno fu la musica”.

Io non m’interesso molto dell’esistenza di Dio perché sono una a cui piacciono le cose di quaggiù, dunque preferisco occuparmi di musica che credo fermamente sia, semmai, la prova dell’esistenza dell’essere umano.

Per portare testimonianza della vita umana al di fuori della Terra, nel 1977 Carl Sagan nello spazio ha mandato il Golden Record, una sorta di vinile che, in un gesto tremendamente umano, presenta i suoni più belli della terra, compresi 90 minuti di musica.

Dal 1977 ad oggi, la musica è ancora la colla che tiene insieme il tempo e, sabato 12 e domenica 13 maggio, sarà soprattutto lei la protagonista della XX edizione del Discodays, fiera del disco e del vinile tra le più famose in Italia, che quest’anno compie dieci anni. Abbiamo incontrato Vincenzo Russo, che da anni collabora all’organizzazione dell’evento, per fare due chiacchiere sul vinile, la musica e il suo immenso potere.

Dieci anni e venti edizioni di Discodays: cosa è cambiato e, invece, cosa è rimasto immutato in tutti questi anni?

“Il Discodays è una manifestazione che non è cambiata, ma è cresciuta, nel corso degli anni, e a mio avviso sta crescendo ancora. Quella che invece è rimasta uguale a se stessa è l’enorme passione con cui si organizza quest’evento. Sento che sta diventando sempre più un punto d’incontro tra le varie realtà musicali campane e non solo. Tant’è vero che, per la prima volta, quest’anno allestiremo un’area dedicata alle etichette discografiche e ai festival, attraverso la quale potranno entrare in contatto tra loro musicisti, addetti ai lavori e, perché no, anche tanti appassionati – e questa è precisamente la novità di quest’edizione!”

Non solo fiera, ma anche palco per i musicisti sul quale esibirsi: se potessi invitare chiunque, quale artista porteresti al Discodays per festeggiarne i dieci anni? Chi secondo te è più in linea con la sua filosofia?

“Se posso proprio sognare, mi piacerebbe invitare Roger Waters, perché credo che incarni al 100% la filosofia che c’è dietro al Discodays, ovvero quella di trattare la musica a 360 gradi: non solo per quanto riguarda il lato sonoro, insomma, ma anche quello comunicativo e visivo. Noi cerchiamo sempre di organizzare mostre fotografiche o artistiche, che accompagnino la programmazione musicale per far vedere, oltre che sentire, la musica. Un po’ come fa Roger Waters nei suoi concerti.”

Parliamo di vinile, e precisamente del vinile in quanto oggetto: questa sua presenza spaziale, questa permanenza, al contrario della musica “consumata” su piattaforme digitali come Spotify o Youtube, secondo te si riflette anche nell’esperienza di ascolto, rendendola più concreta, più… vera?

“Sì. Il vinile, in quanto oggetto, dà una concretezza alla musica, la trasforma in qualcosa che davvero esiste. Ma, soprattutto, quello che non bisogna sottovalutare è la gestualità che c’è dietro l’ascolto di un vinile: prendere un disco tra le mani, metterlo sul piatto, far partire la puntina, è tutto parte di un rito che “costringe” all’ascolto, “costringe” a prendersi del tempo per se stessi. È una cosa che avviene molto più difficilmente con la musica digitale, che spesso è relegata a sottofondo, ad un ascolto distratto, frammentario.”

Negli ultimi dieci anni c’è stato una vera e propria ondata di stampe e ristampe in vinile, una riscoperta di questo mezzo espressivo che sembrava superato: secondo te è un atto nostalgico di fronte ad un presente in cui non si inventa più nulla, o piuttosto è un capitolo nuovo, innovativo nella storia della musica?

“Credo che sicuramente ci sia una componente nostalgica, ma il vinile sta dimostrando di essere un oggetto che guarda soprattutto al futuro. E non solo perché le case discografiche lo hanno riscoperto, innovandolo (presto usciranno vinili HD, che permettono un audio migliore e maggior tempo di registrazione), ma soprattutto perché sono gli artisti stessi ad aver capito che il vinile è il mezzo migliore per esprimere la loro cifra artistica. Non si parla solo di musica: si può comunicare anche attraverso le copertine, si possono stampare i testi all’interno del disco e quindi dare risalto ad un altro lato fondamentale della canzone. Il vinile è tutto questo.”

Il potere della musica sul singolo individuo è immenso: penso solo a quanti ricordi, esperienze, decisioni della storia personale siano intrecciate ad una “storia musicale”: credi che allo stesso modo la musica abbia anche il potere di modificare la collettività? Parafrasando Dostoevskij, sarà la musica a salvare il mondo?

“Pete Townshend diceva: “La musica non risolverà i tuoi problemi, ma ti farà venire voglia di ballarci sopra”. In realtà, sapeva benissimo che la musica ha il potere di cambiare le persone, di migliorarle. Di trasformare i momenti tristi, se non in momenti felici, almeno in momenti dolcemente malinconici. Può dare energia. E tutto ciò che può portare un cambiamento concreto e positivo nelle persone, in realtà sta già cambiando il mondo.”

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