Metacognizione

di Veronica Nastri

La metacognizione è la consapevolezza e insieme la capacità di riflettere sui propri stati interni: affettivi, cognitivi ed emotivi. Tale capacità è strettamente legata alla teoria della mente che invece è l’abilità di comprendere la mente altrui, evitando così di confondere il proprio mondo interno con quello delle altre persone.

Metacognizione è una parola interessante.

Questa, prima di tutto, unisce la preposizione greca μετα (che significa da sé “oltre”, “dopo”) e il termine “cognizione”, che sta per conoscenza, o per complesso di informazioni e conoscenze.

Metacognizione indica la capacità di auto-osservare la propria attività di pensiero e di riflettere sui propri stati mentali.

In altre parole: esercitare la metacognizione vuol dire pensare a come e perché stiamo pensando proprio quello che stiamo pensando, nel modo in cui lo stiamo pensando.

È, quindi, un esercizio interessante.

Nel campo della psicologia e dell’educazione, si sente sempre più spesso parlare di questo processo. Si tratta di un concetto relativamente nuovo, che è stato preso in considerazione a partire dagli anni ’70 del secolo scorso.

Uno dei primi a servirsene fu J. H. Flavell, esperto in psicologia cognitiva, durante i suoi studi sulla memoria. Così come Gregory Bateson, antropologo e psicologo inglese, che studiò la presenza della metacognizione negli animali.

Le prime scoperte riguardano i processi inconsci attivati dagli studenti migliori: quelli che sono in grado di risolvere problemi in modo efficace e di sviluppare un pensiero indipendente e che, nella sostanza, sanno “guidarsi da soli” nello studio.

I primi studi, riguardo questa capacità umana, sono legati all’educazione e, in particolar modo, ai processi mentali messi in moto dagli studenti. Attraverso le ricerche si è notato che chi ha una migliore metacognizione non solamente riconosce il percorso dei propri processi cognitivi ma è anche in grado di valutarli, controllarli e cambiarli per migliorare i propri risultati.

A causa del legame con la conoscenza e l’apprendimento, questa parola è entrata a far parte del mondo educativo. Attraverso la conoscenza delle capacità di ogni alunno, infatti, è possibile creare un percorso fatto su misura, che possa rendere efficiente ogni tappa di formazione.

Allo stesso tempo, il sistema scolastico dovrebbe permettere all’alunno di migliorare la propria capacità metacognitiva in modo tale da permettere agli studenti di aver maggior conoscenza, maggior controllo sui propri processi mentali e maggior consapevolezza sui metodi migliori per apprendere.

La metacognizione è sicuramente un processo trasversale alle diverse discipline scolastiche, essendo relativa allo sviluppo delle conoscenze sui propri processi cognitivi, di attenzione e di memoria, alla conoscenza e all’utilizzo efficace di strategie per l’acquisizione di contenuti disciplinari e di abilità; in ultimo essa è anche relativa ai processi motivazionali.

Una rassegna degli studi sulla metacognizione a cura di Pearson, il maggior gruppo editoriale del mondo nel campo dell’educazione, ci offre qualche altra informazione notevole. Per esempio: tutti noi possediamo teorie tacite sul modo in cui ragioniamo, ma non ci facciamo caso, spesso non ne siamo neanche consapevoli, non le organizziamo in un sistema strutturato e quindi non ne traiamo alcun vantaggio.

Lo sviluppo della metacognizione, in sostanza, non è un’abilità essenziale solamente per gli studenti ma anche per gli adulti. Conoscere in che modo funzionano i nostri processi mentali vuol dire conoscere meglio noi stessi. Ci permette di imparare a gestire le nostre risorse ma anche di migliorare i nostri punti deboli all’interno dei processi cognitivi.

 

 

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