La TV fotografica

Ma quindi le persone dicono proprio sempre quello che dice la tv?

Spesso, accendendo la tv e guardando un telegiornale, sentiamo parlare di questo o di quell’argomento e, ancora più spesso, una volta spento il televisore, usciamo di casa e le persone ci parlano proprio dello stesso argomento di cui avevamo sentito parlare poco prima.

Ma quindi le persone dicono proprio sempre quello che dice la televisione?

Nella maggior parte dei casi sì.

In molti lo dicono, è vero, ma in pochi lo hanno dimostrato veramente. I primi furono due studiosi di nome Maxwell McCombs e Donald Shaw. I due dimostrarono, attraverso un esperimento empirico condotto durante una campagna elettorale, che i temi che i media scelgono maggiormente di trattare diventano anche i temi di cui le persone comuni parlano a loro volta tra di loro. I media, soprattutto la televisione, selezionano una gerarchia di temi e attribuiscono loro importanza. Così, di conseguenza, le persone saranno più portate a selezionare la stessa gerarchia di temi e a dargli la stessa salienza. Tutto questo prenderà il nome di Teoria dell’Agenda Setting.

Ma non finisce qua. Quante volte accendiamo la radio o il televisore e sentiamo parlare di tragedie?

Spesso, direte. Purtroppo, aggiungerei. Ma il punto è: come sentiamo parlare di queste tragedie?

Partiamo da alcuni esempi:

1) Un uomo è stato ucciso.

2) Una donna è stata uccisa da un uomo.

3) Un uomo è stato ucciso da uno straniero.

Nel primo esempio sembrerebbe tutto tranquillo, ma le cose tendono subito a cambiare quando si passa all’esempio numero tre in cui si accende subito l’idea del razzismo. E ancor di più cambia il contesto quando ad essere uccisa è una donna, quando quello che comunemente viene chiamato omicidio si trasforma in un femminicidio: una persona che ne uccide un’altra, come nel primo caso, ma che subito scatena commenti diversi sul rapporto tra uomo e donna e su una serie di altri argomenti che tutti conosciamo.

Ma non era sempre una persona che ne uccideva un’altra, in tutti e tre gli esempi?

Per la tv no.

Poniamo un secondo esempio: l’aborto.

Questo è un altro tema che può essere trattato da un’infinità di punti di vista, eccone alcuni: aborto come scelta personale, aborto confrontato con le credenze religiose, aborto per impossibilità di fare altro, aborto come alternativa all’adozione e, infine, aborto come gesto compiuto da una donna vittima di stupro.

Ma non è comunque un aborto?

Non è comunque la stessa identica procedura? In quanti modi si può vedere ognuna di queste tematiche e in quanti modi riusciamo a vederle noi?

Si è dimostrato che, come i mezzi di comunicazione definiscono una gerarchia di temi, sono in grado anche di incorniciarli dentro ad un frame. Un frame in questo esempio potrebbe essere l’aborto dal punto di vista religioso.

Nella sua descrizione, il frame (Erving Goffman) viene paragonato ad una cornice di un quadro o ad una finestra che, a seconda del modo in cui la guardiamo, ci mostra punti d’orizzonte differenti o che, concentrando l’attenzione sull’immagine che ha dentro, la distoglie di conseguenza da tutto ciò che ha intorno: così non diamo importanza ad altro, così dimentichiamo la possibilità dell’altro.

Così le persone vengono influenzate anche da questa cornice, lasciando fuori tutte le altre possibili alternative. Nello stesso modo in cui le ha lasciate fuori il televisore.

di Martina Casentini

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